domenica 10 luglio 2011

Credit default swap (cds) ...Una bomba ad orologeria



Cari lettori di Tra Verità e Menzogna, è di queste ore , come riporta anche il Wall Street Italia, che
la Consob, si dovrebbe riunire in serata ( oggi domenica 10 luglio) per fare il punto della situazione alla vigilia della riapertura dei mercati e dopo il venerdì nero. Non sono esclusi provvedimenti di tipo restrittivo sulle vendite allo scoperto in base a quanto già in vigore in altri paesi europei.

La Consob già in passato era intervenuta sulle vendite allo scoperto dopo il panico sui mercati generato dal crack Lehaman Brothers.

In questo modo verrebbe impedita la cessione di titoli che non sono materialmente in possesso del venditore.

A Strasburgo , il presidente del Consiglio europeo, Herman Van Rompuy, ha convocato una riunione di emergenza per domani mattina per discutere della crisi del debito nell'Eurozona 1 e degli attacchi speculativi all'Italia.

Le cose, come ben potete comprendere sono molto più serie di quanto ci vogliono far credere attraverso rassicuranti( quando se ne parla) messaggi televisivi.

Tutto questo paventa una situazione già allo sfascio, con tentativi in estremis per giungere ad una soluzione.
Forse la soluzione i grandi della terra l'avevano da tempo lì a portata di mano, ma ben se ne sono guardati da metterla in atto, stanti gli innumerevoli interessi che vanno oltre la libertà dei popoli, ormai ridotti a carne da macello.

Basta questo esempio per farvi capire in quanta melma stiamo nuotando, tutti parlano dei Derivati, ma tolto i pochi addetti ai lavori ,le persone comuni poco o nulla sanno. A questa categoria appartengono strumenti finanziari, vere proprie bombe in mano agli speculatori, quali i futures, options, cdo,cds,clo.

Gli ultimi dati pubblicati dalla Banca dei regolamenti internazionali (Bis) relativi al primo semestre 2009, evidenzia la presenza sui mercati non regolamentati di un valore di ca. 600.000 miliardi di dollari, ma diversi studi portano questo valore sino a 1.200.000 miliardi di dollari, ve lo riporto a cifre complete 1.200.000.000.000.000 dollari così rende meglio il suo ammontare.

Pensate che tale cifra ammonterebbe a 10 volte il valore mondiale di produzione e il valore di tutti i beni immobili dei Paesi industrializzati.

Lo ripeto allo sfinimento... forse non abbiamo ancora capito bene di quale mostruosità stiamo parlando, mentre siamo, come dice la canzone... tutti al mare a mostrar le chiappe chiare, questi signori si stanno mangiando il mondo con tutto quello che sopra gli appartiene.

Quando sentite parlare di cds, altro non sono che i credit default swap, un modernissimo contratto derivato che permette all'operatore di comprare un'assicurazione contro il crack ad esempio della Grecia nei prossimi cinque anni. A vendere questa polizza è il trader che opera per la banca, quest'ultima chiamata a risarcire la controparte in caso di default.

Provate a pensare quante di questo bombe le banche hanno in pancia, pronte a scoppiare.

Ma c'è una cosa ancora più allarmante, che ci porta a comprendere come mai questo dato non lo si riesce correttamente a quantificare. Questi strumenti, vere e proprie scommesse sulla nostra pelle, si basano ancora sulla "parola o sulla fiducia" , una fiducia che nessun operatore potrà mai confermare o garantire, in quanto di fatto non risulta esistere.

Un altro dato sull'Italia, la Consob alla fine del 2007, aveva stimato che il valore nozionale degli strumenti derivati detenuti dalle banche italiane ammontasse a circa 8.000 miliardi di dollari, mentre nel 2000 era di 1400 miliardi di dollari, quasi quintuplicato.

Questi cds , polizze assicurative, aiutano a proteggersi non solo contro il default di uno Stato sovrano, ma dall'insolvenza di coloro che emettono obbligazioni, o verso l'insolvenza delle imprese. Tra tutti i derivati in commercio, quello dei cds è di certo il più pericoloso.

L'unico provider che racconta in qualche mmodo ciò che sta accadendo è Bloomberg, racconta di un mondo che all'apparenza pare non esistere, di cui nessuno conosce nulla, ma che può dalla sera alla mattina mettere in ginocchio un intero sistema Paese.

Oggi la finanza utilizza gli aiuti pubblici, per speculare contro gli stessi governi.
Così hanno fatto gli Stati con gli aiuti alle banche, i nostri soldi, li hanno dati alle banche per salvarsi, e loro li hanno presi e hanno continuato a riscommettere/accettare a loro volta scommesse, sopra al nostro futuro, puntando sul nostro default.

Un piccolo esempio, solo una goccia in mezzo al mare, è quanto successo questo venerdi nero, per l'Italia. Solo qualche giorno fa eravamo un Paese che a dispetto della Grecia sembravamo inattaccabili, se non dopo altri Paesi, quali Spagna e Portogallo, che si dice essere più malandati di noi, ma poi è bastato un click sulla console per far tremare il tutto.

Quando questi "signori" saranno chiamati ad adempiere , saranno impossibilitati a farlo, perchè tutto il sistema si basa unicamente sull'ipotesi che alla cassa non si presenteranno tutti i creditori contemporaneamente. Cosa che invece abbiamo visto può accadere, e che facilmente accadrà essendo il sistema andato fuori controllo. La stessa AIG ( la più grande assicurazione al mondo) è stata( al momento) salvata dal governo Americano non potendo onorare i sui impegni quando i creditori-scommettitori hanno bussato alla sua porta. Diversamente è successo alla Lehman Brother che è stata lasciata al suo destino, meglio dire tutti i creditori e lavoratori hanno partecipato alle perdite, perdendo di conseguenza tutto o quasi i loro risparmi, mentre i grandi banchieri poco prima se ne erano andati con milioni di dollari nelle tasche, liberi di spadroneggiare di qua e là per il mondo.
Qualche arresto eclatante, poco più...

Forse tutto quello che sta accadendo è solo un assaggio, un monito per tutti i Paesi che sono rimasti vittime dei loro stessi giochi, giochi in mano a bambini viziati, che non si accontentano più di diverirsi.

A questo punto della storia bisogna trovare il modo di toglierli il giocattolo, e farlo presto, perchè questi giocattoli sono ormai diventate delle armi più invasive e più pericolose di qualsiasi altra macchina da guerra.

Lo so, sembra un racconto di fantascienza, che stiamo già vivendo; un sistema che sta tarpando per gli anni a venire le ali ai nostri giovani, alle nostre famiglie, facendoci tornare indietro di alcuni decenni, con la differenza che rispetto ad un tempo, quando io ero ragazzo, abbiamo perso anche quei valori che ci univano anche nel bisogno, legati alla solidarietà ed alla fiducia che avevamo dentro di noi nel lavorare per un futuro migliore, per noi e per coloro che sarebbero venuti dopo, anche se non dobbiamo nasconderci dietro un dito ci siamo dimenticati dei Paesi più poveri quali l'Africa e molti paesi dell'Asia, lasciandoli al loro destino.

Tutto questo è un crimine contro l'Umanità.

Per concludere vi faccio presente che al momento tutto il mondo ha gli occhi puntati sull'Italia dal Sole 24 ore al Financial Time.

- Il sole 24 ore http://www.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2011-07-10/caso-italia-tavolo-ecofin-142841.shtml?uuid=Aa1eI1mD Il Caso Italia sul Tavolo Ecofin

- Il financial time http://www.ft.com/home/europe I FONDI HEDGE SCOMMETTONO CONTRO I BOND ITALIANI!

A questo punto , ne usciremo ? E come? Questa è la domanda che mi faccio e che faccio a tutti voi.

Se avete una risposta io sono qui , pronto a riceverla. Forse bisognerebbe cancellare il debito di tutti verso tutti, anche se mi rendo conto che questo è un altro libro di fantascienza che non è ancora stato scritto ma che non escludo che presto sia letto.

Prima di salutarvi vorrei lasciarvi con questa seguenza di messaggi, perchè tutti voi possiate soffermarvi a riflettere.

Come sempre Tra Verità e Menzogna...restate " Ad occhi aperti!".

Il vostro

Pinocchio&Gio


Il denaro


L'avidità.
Così facendo, non avremo futuro, saremo impregnati dal quel senso costante di angoscia, che non può essere superato in alcun modo perché manca la speranza, e così permettendo, non otterremo più frutti dalla terra, e più solidarietà nei cuori. Troveremo sempre più intorno a noi un ambiente totalmente ostile, a dir poco inverosimile, quanto ...la strada ( the road).



Il coraggio di stare dalla parte dei più deboli , di coloro che hanno sempre "torto" !


La speranza che qualcosa di bello debba prima o poi accadere.

sabato 9 luglio 2011

...siamo alla frutta!




Carissimi lettori di Tra Verità e Menzogna,
in questo fine settimana, con inizio dal Post di ieri , cercherò di inserire alcuni articoli di particolare interesse che ci aiuteranno meglio a capire a che livello di degrado politico-culturale ed economico-finanziario siamo arrivati , con tutte le conseguenze che già si prospettano, anche a breve.

Dopo l'articolo di Stiglitz, premio Nobel dell'economia, centrato più sull'economia Americana e dei paesi occidentali, oggi riporto l'articolo di Oscar Giannino, che entra più nel merito delle vicende italiane, in particolare per quanto concerne la manovra finanziaria e quanto accorso in questi ultimi giorni.

Nulla comunque al momento si dice delle nostre banche e di Unicredit in particolare, chiuse ieri le trattazioni in borsa per eccesso di ribasso...

Non perdetevi le prossime uscite, cercheremo di chiarire al meglio anche questi aspetti.

Un fine settimana tour de force

Ai diffidenti...continuate pure ad ascoltate i TG della disinformazione, di tutto vi parlano, ma non di certo di quello di cui vi dovreste interessare, così facendo...siamo alla frutta!

Ogni tanto rileggetevi i primi Post pubblicati su questo Blog...meditate gente, meditate!

Come sempre Tra Veriità e Menzogna ...restate " Ad occhi aperti!"

Il vostro
Pinocchio & Giò
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Il bilancio complessivo degli ultimi due giorni è disastroso, per il governo. Lo scambio di epiteti tra ministri nella confertenza stampa di presentazione della manovra, l’effetto degli atti giudiziari provenienti da Napoli sull’onorevole Milanese collaboratore di Tremonti, l’intervista odierna a Repubblica di Berlusconi nella quale Tremonti è descritto come un vero e proprio nemico interno, le dichiarazioni ai magistrati del titolare dell’Economia in merito a lotte di potere tra due cordate della Guardia di Finanza una delle quali farebbe capo a Palazzo Chigi e che alimenterebbe gli attacchi ai suoi danni, l’annuncio del premier che la norma salva-Fininvest è stata scritta dal Tesoro e dalla Giustizia e verrà ripresentata in Parlamento. Tutto ciò fa ulteriormente perdere anche la parvenza di credibilità a un esecutivo sempre più minato, nel giudizio pubblico e nei sondaggi, da una crisi che è personale del premier, politica della sua compagine, e morale dell’intero orizzonte di valori e comportamenti che vengono posti in essere dal centrodestra mentre agli italiani si chiedono nuovi sacrifici impegnativi. Per chi, come noi, crede in mercato e concorrenza, in uno Stato più agile e concentrato nel poco che dovrebbe fare meglio, in un fisco meno oppressivo e dunque in meno spesa pubblica bruciata a vanvera, non è possibile ragionare in nome del “gli altri sarebbero peggio”. Peggio di tutto è chi rende col suo operato impresentabile per anni a venire ciò in cui noi crediamo. E poiché non siamo fatalisti ma crediamo nella forza dell’individuo e della società, bisognerà adoperarsi perché dal basso nasca nei prosismi mesi qualcosa che risponda sul serio all’esigenza di dare rappresentanza credibile a ciò che non può e non deve essere confuso con interessi personali, meschine compromissioni ed evidenti incompetenze, quali quelle che riempiono le cronache politiche in questa fase. Io, almeno, la penso così. Ma non impegno alcuno che scriva qui, e m’interessa capire come la pensate voi, qualunque sia il vostro giudizio: non ne faccio questione di politica, qui tentiamo di evitarlo sempre, ma di concreti spartiacque sulle misure economiche da assumere per dare solidità alla finanza pubblica e far ripartire la crescita.

Provo a mettermi nei panni di chi per mestiere non è tenuto come noi a seguire da anni le evoluzioni della politica economica e gli andamenti della finanza pubblica. Un semplice cittadino che lavora e paga le tasse, o passa il suo tempo a disperarsi perché il lavoro non ce l’ha o è pensionato con poche centinaia di euro al mese, che cosa capisce della manovra finanziaria per azzerare il deficit pubblico al 2014? Nella semplificazione spesso brutale che i media riservano a interventi di grande complessità, la probabilità più elevata è che al cittadino giungano due o al massimo tre messaggi in pillole.

Il primo è che il governo dice che bisogna azzerare il deficit pubblico in tre anni se non vogliamo correre rischi greci, ma di fronte a un rischio simile proprio la vicenda greca insegna che la politica dovrebbe avere poche e grandi idee chiare, e comunicarle bene ai cittadini. Mentre da noi ecco che puntualmente tutti sono in dissenso con tutti: non solo governo e opposizione, sarebbe normale, ma ministri con ministri – vedi le vicende di ieri – premier e ministri stessi, Lega e Pdl, Regioni e Comuni rispetto al governo. E chi più ne ha più ne metta.

Secondo. E’ stato detto infinite volte che il rigore deve essere fermo ma bisogna anche pensare alla crescita, perché se l’economia continua a crescere di meno di un punto percentuale l’anno i guai restano, sia per gli italiani sia per la finanza pubblica. Eppure quel che giustamente più “passa” della manovra sono i tagli respinti alle Autonomie, i contenimenti nel pubblico impiego, le nuove tasse sui risparmi investiti in titoli, i ticket sanitari, il freno all’adeguamento delle pensioni al costo della vita.

Terzo. Tutti concordano che per crescere di più occorre meno fisco su lavoro e imprese, ma ancora una volta siamo all’annuncio di una delega e gli interventi concreti saranno in un futuro incerto.

Credo siano più o meno queste, le pillole di manovra in base alle quali il più dell’opinione pubblica sta formando la propria opinione i questi giorni. Sono sbagliate? Un componente del governo direbbe di sì, perché nella manovra c’è molto altro. Ma, da osservatore, devo dire invece che per quanto ipersemplificate sono fondate eccome, le tre pillole.

Vediamo però almeno di spiegarle.

Da che cosa nasce, l’aspra divisione sulla manovra? Ripeto, non sto parlando delle bocciature da parte dell’opposizione. Mi riferisco alle paurose sbandate del centrodestra, alle innegabili difficoltà registrate ieri con categorie come Confesercenti e Coldiretti, all’insurrezione contro la manovra da parte delle Autonomie. C’è da stupirsene? Proprio no. Perché si crei una necessaria atmosfera di coesione intorno a manovre che muovono dai 3 ai 4 punti di Pil, occorre aver dissodato bene il campo. Occorre cioè aver detto e ripetuto con argomenti persuasivi e con toni adeguati, fino allo sfinimento, che un rischio enorme è di fronte all’intero Paese come e mezza Europa – ieri Portogallo e Spagna ne hanno avuto nuovi segnali. E che a questo rischio bisogna rispondere con un enorme sforzo collettivo. Purtroppo, è evidente che all’interno dello stesso governo, e a cominciare da chi lo guida, le idee sono assolutamente confuse.

Il secondo problema nasce da altro. Non solo occorre parlare al paese con voce univoca e con rigore a cui corrisponda credibilità personale, e con misure che per prime diano l’esempio che la politica non si sottrae alla cinghia tirata (altro che il no all’abrogazione delle Province, e i tagli ai costi di partiti e istituzioni rinviati all’ennesima commissione). Bisogna indicare al Paese alcune misure di risparmio essenziale e condivise, che identifichino con chiarezza grandi centri di spesa fuori controllo e non solo le tasche dei cittadini da cui reperire nuove risorse. Questi comparti di spesa da ridurre con decisione ci sono eccome. Le forniture della sanità valgono da sole 80 miliardi di euro l’anno, e sono lievitate del 50% in sei anni , senza che dovessimo fronteggiare epidemie. Se non lo si può dire, perché nel frattempo la Lega ha chiesto e ottenuto che per il più ampio consenso ai decreti attuativi del federalismo fiscale bisognava promettere alle Regioni l’invarianza complessiva nazionale della spesa sanitaria ai livelli del 2009 – comprese dunque le forniture monstre – allora non ci si può stupire, se Regioni e Autonomie insorgono come un sol uomo contro il governo.

Altro esempio: è giusto aver aperto all’aumento delle addizionali locali, senza aver messo alcun freno per esempio alle società partecipate e controllate dalle Autonomie? Quando per esempio in regioni come il Piemonte le società partecipate sono passate da 373 del 2003 a 356 del 2008 diminuendo di numero, e le controllate da 247 a 251 cioè praticamente uguali, mentre in Campania negli stessi anni le partecipate sono passate da 230 a 287, e le controllate da 165 a 208, con tassi di aumento del 30%? E’ giusto chiedere al contribuente nuove tasse, quando sul milione e 400 mila unità immobiliari di proprietà dei Comuni Italiani – tra ex Iacp e gestioni dirette - il tasso di morosità è intorno al 60%, e quando si calcola che il patrimonio pubblico in mano alle Autonomie – l’80%s del totale nazionale nel nostro Paese – costa ogni anno il 2% del suo valore mentre rende solo l’1%, per l’incapacità degli amministratori pubblici?



Sulla riforma fiscale, ho poco da aggiungere. Tremonti l’ha in testa. Ma al cittadino che ha poco tempo, e lo sente dire che dalle centinaia di deduzioni e detrazioni date oggi a casaccio si possono ricavare fino a 30 miliardi di euro per abbassare le imposte, penso sia ovvio venga come prima idea che se è vero bisogna farlo subito, e non aspettare la prossima campagna elettorale. E se sono i suoi colleghi di governo a non volere prima delle elezioni levare le deduzioni chi oggi ne gode e non le merita, allora il problema sta nel manico e cioè in chi lo guida, il governo. Quanto a me, aver appreso due giorni fa che i 15 miliardi di minori deduzioni servono invce non a far diminuire il peso fiscale, e nemmeno a finanziare una riforma fiscale ainvarianza di gettito, ma sono invece vincolati a copertura di maggior spese e ad assicurare l’ottenimento dell’azzeramento del deficit, ebbene dico che una riforma consimile delle deduzioni non la voglio, perché chi la pensa come me saprebbe farla meglio: cioè con meno spesa publica reale, e meno pressione fiscale reale.

( fonte : articolo del 8/7/11 di Oscar Giannino)

venerdì 8 luglio 2011

Stiglitz ...verso il baratro!



Carissimi lettori di Tra Verità e Menzogna,
in questo fine settimana, cercherò di inserire alcuni Post di particolare interesse che ci aiuteranno meglio a capire in quanta melma siamo immersi.
Inizio dall'articolo di Stiglitz, premio Nobel dell'economia.

Da sempre non vi nascondo la mia forte preoccupazione su quanto sta accadendo nel mondo, il sistema finanziario ed economico dell'intero sistema globale così continuando è destinato alla rovina.

Rivolgendomi a tutti coloro che continuano a snobbare quanto sta accadendo dico che bisogna ogni tanto trovare il coraggio di uscire dal proprio guscio, diversamente il rischio per tutti è quello di fare la fine dell'uovo in padella.

Come sempre Tra Veriità e Menzogna ...restate " Ad occhi aperti!"

Il vostro
Pinocchio & Giò
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NEW YORK – Solo qualche anno fa, un’influente ideologia – che sosteneva il libero mercato senza vincoli – portò il mondo alla rovina. Anche nel suo periodo di massimo splendore, cioè dall’inizio degli anni 80 fino al 2007, il capitalismo deregolamentato in stile americano portò enorme benessere materiale solamente alle persone più facoltose dei paesi ricchi del mondo. In realtà, durante la supremazia trentennale di questa ideologia, la maggior parte degli americani ha visto i propri redditi ridursi o stagnarsi anno dopo anno.

La crescita della produzione negli Stati Uniti non è andata di pari passo con la sostenibilità economica. Con un’enorme fetta del reddito nazionale americano riservato a pochi eletti, la crescita poteva persistere solamente puntando su consumi sostenuti da una montagna di debiti.

Ero, io stesso, tra i convinti assertori che la crisi finanziaria avrebbe insegnato agli americani (e non solo) l’esigenza di una maggiore uguaglianza, una regolamentazione più forte e un migliore equilibrio tra mercato e governo. Ma ahimè, le cose non sono andate così. La rinascita di un’economia influenzata dalla destra, spinta come sempre dall’ideologia e da interessi egoistici, minaccia nuovamente l’economia globale – o almeno le economie di Europa e America, dove queste idee continuano a proliferare.

Negli Usa, questa rinascita della destra, i cui sostenitori cercano evidentemente di abrogare le leggi alla base della matematica e dell’economia, ora minaccia di imporre un default sul debito nazionale. Se il Congresso autorizzerà spese che eccedono le entrate, si registrerà un deficit, e questo deficit dovrà essere finanziato. Invece di bilanciare attentamente i benefici di ogni programma di spesa pubblica con un aumento della pressione fiscale volta a finanziare quei benefici, la destra si ostina ad utilizzare metodi eccessivi; non consentire al debito nazionale di crescere impone che le spese siano allineate alle tasse.

Resta però aperta la questione su quali spese abbiano la priorità; se non diamo priorità alle spese destinate a pagare gli interessi sul debito nazionale, il default sarà inevitabile. Inoltre, ridurre le spese in questo momento, nel mezzo di una crisi provocata dall’ideologia del libero mercato, non farebbe che prolungare la fase di contrazione.

Dieci anni fa, in pieno boom economico, gli Usa hanno registrato un surplus talmente ampio che minacciava di eliminare il debito nazionale. I tagli fiscali e le guerre proibitive, una forte recessione e i costi del sistema sanitario alle stelle – alimentati in parte dalla scelta dell’amministrazione Bush di lasciare carta bianca alle case farmaceutiche sulla determinazione dei prezzi, pur trattandosi di denaro pubblico – hanno rapidamente trasformato l’elevato surplus in un deficit record in tempi di pace.

I rimedi per il deficit americano si desumono immediatamente da queste considerazioni: rimettere in sesto l’America stimolando l’economia; porre fine alle irragionevoli guerre; ridurre i costi delle operazioni militari e dei farmaci; e aumentare le tasse, almeno per i ricchi. Ma la destra non farà nulla di tutto ciò, anzi sta già facendo pressioni per ottenere ulteriori sgravi fiscali per le aziende e gli abbienti, oltre ai tagli previsti sugli investimenti e sulla previdenza sociale che mettono in pericolo il futuro dell’economia americana e mandano in frantumi ciò che resta del contratto sociale. Nel frattempo, il settore finanziario americano esercita forti pressioni per svincolarsi dalle regole, così da poter riprendere la precedente e disastrosamente spensierata condotta.

Le cose vanno leggermente meglio in Europa. Mentre la Grecia e altri paesi affrontano la crisi, la medicina quotidiana è semplicemente rappresentata da un mix di vecchia austerity e privatizzazione, che sortirà solo l’effetto di impoverire e rendere vulnerabili i paesi coinvolti. Questa soluzione non ha funzionato in Asia orientale, in America Latina e in altre regioni, e non funzionerà nemmeno questa volta in Europa. In realtà ha già dato esiti fallimentari in Irlanda, Lituania e Grecia.

Esiste un’alternativa: una strategia di crescita economica appoggiata dall’Unione europea e dal Fondo monetario internazionale. La crescita infonderebbe fiducia circa la possibilità che la Grecia ripaghi i propri debiti, facendo crollare i tassi di interesse e dando maggiore spazio al fisco per dar vita ad ulteriori investimenti volti a rilanciare la crescita. La crescita stessa aumenta il gettito fiscale e riduce la necessità di ricorrere alle spese sociali, come i sussidi per la disoccupazione. E la fiducia generata da questa situazione porta ulteriore crescita.

Malauguratamente, i mercati finanziari e le economie di destra hanno sostenuto l’esatto contrario: credono che l’austerità produca fiducia, e che questa fiducia produca crescita. Ma l’austerità mina la crescita, peggiorando la posizione fiscale del governo, o comunque ottenendo minori miglioramenti di quanto promettano i fautori dell’austerity. In entrambi i casi, la fiducia ne risente, e si mette in moto una spirale al ribasso.

Abbiamo davvero bisogno di un altro esperimento così costoso che abbraccia idee già fallite ripetutamente? No, ma sembra che nonostante tutto dovremo sopportarne un altro. L’eventualità che l’Europa oppure gli Usa non riescano a ritornare a un livello di crescita robusta potrebbe avere ripercussioni negative sull’economia globale. L’eventuale fallimento di entrambi i sistemi sarebbe disastroso – anche se i principali paesi emergenti hanno raggiunto un livello di crescita sostenibile. Sfortunatamente, a meno che a prevalere non sia la saggezza, il mondo punta dritto verso questo baratro.

Joseph E. Stiglitz è professore universitario alla Columbia University, premio Nobel in economia e autore di Freefall: Free Markets and the Sinking of the Global Economy.
Podcast di questo articolo in inglese:
http://media.blubrry.com/ps/media.libsyn.com/media/ps/stiglitz140.mp3
Traduzione di Simona Polverino

domenica 3 luglio 2011

Equivalenza e Reciprocità




Ai colleghi, amici, a chiunque legga questo Post.

In particolare a tutti gli insegnanti , ogni tanto quando fate lezione provate ad uscire dal consueto programma didattico ministeriale, dovete stupire i vostri studenti...basta poco, a volte solo 8 minuti per intavolare un confronto, coinvolgerli in una discussione che sia portatrice di valori. Valori che li aiuteranno anche nello studio.

Come sempre Tra Verità e Menzogna...restate " Ad occhi aperti!"

Il vostro
Pinocchio & Giò

martedì 28 giugno 2011

"Il segreto di OZ" 2010



Cari lettori di Tra Verità e Menzogna,
questo mese ho ritenuto più importante postare questo video, piuttosto che raccontarvi il mio pensiero sullo stato attuale dell'economia e della finanza.
Questo video ritengo possa aiutarvi a comprendere meglio i grandi giochi di cui tutti noi siamo ogni giorno diventati oggetto.

E'una situazione, quella che ci viene illustrata, che fa ribrezzo, un sistema ormai incontrollato, o se preferite controllato dai soliti pochi.

Siamo convinti di sapere, di capire, di vedere, ma in realtà siamo stolti, ignoranti e ciechi.

Il mio ringraziamento per la segnalazione di questo video va a PINOCCHIO, che ha voluto metterci il suo lungo naso dentro, incredulo che noi umani potessimo arrivare a tanto.

Il video è sottotitolato in italiano, la durata è di quasi 2 ore( non vi spaventate stasera in TV non c'è niente di interessante), vi invito pertanto a vederlo a schermo interno prendendovi il giusto tempo come si fa quando si va a teatro o al cinema.

Non è tempo perso.

Buona visione

Come sempre Tra Verità e Menzogna...restate Ad occhi aperti!

Il vostro

PINOCCHIO & GIO'

martedì 10 maggio 2011

Quo vadis ...Grecia?



Carissimi lettori di Tra Verità e Menzogna, riporto di seguito l'articolo di Beppe Grillo di oggi sul suo blog.
Chiederò, a seguire, a Pinocchio, un suo punto di vista a riguardo di questo.
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Un signore, chiamato Pig, sta per fallire. Ha una grande idea. Per sopravvivere vende i suoi debiti. Li chiama titoli di Stato. Molti li comprano, pretendono solo un piccolo interesse e la restituzione del capitale a termine del prestito. Il Pig ha trovato il sistema per vivere sopra i suoi mezzi. Continua a fare debiti e a venderli. Il suo bilancio familiare però peggiora e chi compra i suoi titoli, per cautelarsi, chiede maggiori interessi. Il Pig è costretto ad aumentare gli interessi. Con il tempo la situazione diventa critica. I compratori del debito diminuiscono per paura del rischio. Il debito non è più tripla A menomeno, ma tripla B piùpiù. Arriva il momento in cui il Pig non è più in grado di pagare gli interessi. I vicini del Pig, che gli hanno prestato la maggior parte dei soldi, non hanno alcun interesse a farlo fallire. Se fallisce perderanno ogni credito. Gli propongono perciò un prestito oneroso, lo chiamano bail out. Il Pig è costretto ad accettare per non fallire. Quando i soldi del prestito finiscono il Pig si ritrova a pagare più interessi di prima. Chi gli ha prestato i soldi ha solo guadagnato tempo ed è ora doppiamente a rischio, può perdere sia i titoli di Stato che il prestito del bail out.
Il Pig, tecnicamente un fallito, è quindi in grado di fare la voce grossa come se fosse lui ad aver prestato i soldi agli altri. Minaccia la ristrutturazione del debito. In altri termini, chi ha comprato i suoi titoli a 100 vedrà il loro valore dimezzato a 50 e il Pig si libererà della metà del debito senza che nessuno possa proibirlo. I creditori, sempre più preoccupati, non sanno che pesci pigliare. I titoli di Stato infatti, come quelli azionari di una qualunque società quotata in Borsa, possono perdere il loro valore. I creditori hanno in comune con il Pig la moneta. Un tempo il Pig usava la Dracma, ora l'Euro. Il suo comportamento mette a rischio il buon nome della moneta dei signori virtuosi che non hanno debiti o ne hanno pochi. L'euro non può essere compromesso. I vicini possono sbattere fuori dall'euro il Pig fallito e vedere sfumare per sempre parte dei loro crediti o continuare a finanziarlo con un bail out dopo l'altro. Germania, Francia hanno circa 250 miliardi di dollari di titoli greci e l'euro, a causa del Pig, sta perdendo valore rispetto al dollaro e allo yuan. Il Pig esce dall'euro e i suoi titoli di Stato diventano carta straccia. Vorrei trovare una logica o una morale, ma non ci riesco.

( Fonte: Beppe Grillo http://www.beppegrillo.it/2011/05/bentornata_dracma/index.html?s=n2011-05-10 )
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PINOCCHIO/

Caro Giò, oggi come vedo ti sei defilato dallo scrivere il tuo post ed hai fatto parlare Beppe Grillo.
Come tu sai io col Grillo ( Parlante) nella mia vita non sono mai andato molto d'accordo, ma quella era un'altra storia e nulla ha a che vedere con l'attuale Grillo (Beppe ) pertanto senti un pò cosa ho da dire riguardo al tema di oggi.

Tutti sappiamo che la Germania sta facendo pressione sulla Grecia affinché ristrutturi il debito. Forse non tutti ricordano che le procedure previste nel trattato UE indicano in tre anni il tempo che intercorre tra la decisione e la realizzazione dell’uscita dall’euro.

La domanda che mi pongo è : la Grecia quanto tempo ha a disposizione? E se uno volesse uscire prima cosa accadrebbe? Una domanda che lascio aperta...
La Grecia in settimana ha fatto capire di aver fallito gli obiettivi di deficit, che si attesta al 10,5% del PIL, mentre il piano di rientro prevedeva a quest’ora di trovarsi almeno a 9,4%.

Oggi la Grecia è in una situazione che definirei di " caos totale" perché ha un debito/PIL pari a 143%, , questa è la realtà delle cose .

Se la Grecia attuasse definitivamente un piano di ristrutturazione del debito cosa nella realtà potrebbe accadere?

La risposta ci viene data dallo stesso Juergen Stark che sostiene:

” La ristrutturazione del debito di uno dei Paesi dell’area Euro causerebbe una crisi del sistema bancario che potrebbe essere anche peggiore di quella seguita al fallimento di Lehman Brothers”.

In aggiunta, il Wall Street Journal ha scritto che la Grecia ha chiesto ai partner dell'eurozona di abbassare gli obiettivi di riduzione del deficit mentre fatica ad attenersi al piano di austerity stabilito nel quadro del salvataggio internazionale. Sempre stando alle indiscrezioni del Wsj, Atene avrebbe ammesso che probabilmente non sarà in grado di tornare a finanziarsi sul mercato il prossimo anno e potrebbe avere bisogno di ricorrere di nuovo al fondo di salvataggio della Ue.

Il New York Times ha scritto che EU e FMI starebbero in realtà solo prendendo tempo per consentire alle banche di rafforzare il loro capitale in attesa dell'arrivo della Tempesta.

Voglio concludere riportando la dichiarazione di BINI SMAGHI consigliere della Banca Centrale Europea (http://www.lettera43.it/economia/finanza/)

- L'impatto di un default della Grecia sarebbe un «tracollo economico»: «il sistema bancario sarebbe in ginocchio per le perdite registrate sui titoli di Stato detenuti nel portafoglio e il governo non avrebbe fondi sufficienti per pagare pensioni, salari e spesa corrente». È lo scenario ipotizzato da Lorenzo Bini-Smaghi, consigliere della Banca Centrale Europea, in un'intervista a La Stampa. «La Grecia ha perso tempo a considerare l'ipotesi della ristrutturazione del debito, consigliata male da alcune banche d'affari e da studi legali in cerca di provvigioni» aggiunge Bini-Smaghi. «Si è fatta convincere che è possibile fare una 'ristrutturazione ordinata', prima di accorgersi che è una favola». LENTEZZA NEL RISANARE CONTI PUBBLICI. Quello che «non ha funzionato» nell'ultimo anno, secondo il consigliere Bce, è la lentezza con cui hanno operato i Paesi che dovevano sanare i loro conti pubblici, come la Grecia, l'Irlanda e il Portogallo e poi la discussione di alcuni mesi sulla ristrutturazione dei debiti sovrani. «Un tale meccanismo non esiste in nessun'altra parte del mondo» sottolinea «e mette l'area dell'euro in condizione di fragilità rispetto ad attacchi speculativi». Inoltre, ai mercati non giovano neanche le voci sull'uscita della Grecia dall'euro. «La settimana scorsa qualcuno ha fatto girare la voce che la Grecia sarebbe uscita dall'euro» aggiunge Bini-Smaghi «e immediatamente c'é stata una fuga di capitali dall'Europa e l'euro è scivolato». -

Qualcuno ne ha dato risalto in televisione a tutto questo, come di altri argomenti di particolare interesse per il nostro Paese?

L'informazione oggi dovete andarla a ricercare su internet , sui vari blog, sulla stampa straniera on line , più lo farete e più vi convincerete di essere anche voi dei maghi e anticiperete l'arrivo delle streghe!

Come sempre, Tra Verità e Menzogna...restate "Ad occhi aperti!"

Il vostro
Pinocchio&Giò










venerdì 6 maggio 2011

Solo polvere...



Cari lettori di Tra Verità e Menzogna, i dati economici di questa settimana ci dicono che negli Usa l’economia cresce meno del 2%, troppo poco per riassorbire i tanti disoccupati. Dall'altra parte l’Europa continua a interrogarsi sull’eurodebito e di come sarà il proprio futuro. C'è poi il problema delle banche, di particolare rilievo, che continuano a fare una politica sempre più volta ad ottenere profitti scommettendo sui credit default swap.
E' di ieri il declassamento di Intesa S. Paolo da parte di Moody's, col rating passato da Aa3 ad Aa2. Le banche sono comunque messe tutte più o meno nella stessa situazione, hanno una montagna di crediti in sofferenza, i dati che emergono si aggirano intorno ai 25 miliardi di €. per le sole banche italiane, se a questi andiamo ad aggiungere le posizioni all'incaglio e quelle ancora da emergere ufficilamente ma da tempo in difficoltà, i numeri potrebbero diventare catastrofici.
Forse qualche centinaia di miliardi di euro. Non basterebbero a sanarle anni di manovre finanziarie.
Lo Stato poi non gode di miglior salute, il debito pubblico ha toccato livelli insostenibili, se a tutto questo ci andiamo ad aggiungere che il nostro PIL non riesce neanche a prendere una boccata di ossigeno, sempre sotto soglia minima di guardia, allora la situazione potrebbe apparire esplosiva.

Ciò premesso, a tutto queste, le persone non danno alcun peso, i più non sanno neanche di che cosa si stia parlando, purtroppo, non c'è la pur minima cultura finanziaria ed economica tra la gente, una cultura che dovrebbe trovare la sua fonte già dai primi anni di scuola. Al massimo si riporta qualche titolo in grassetto letto sul giornale, ma poi ognuno torna a casa propria, investito dalle proprie faccende famigliari non ha tempo e ancor meno voglia di porsi questi problemi, che sembrano appartenere solo alla politica.

Purtroppo non è così appartengono a tutti, indistintamente.

A questo punto mi piacerebbe fare un passo avanti, rispetto ai precedenti post e a questo di oggi chiedendo a PINOCCHIO come pensa possano essere i nostri anni a venire riguardo queste problematiche: lavoro, economia, ecc... .

PINOCCHIO/

Caro Giò, eccomi nuovamente in scena.

Oggi per dare una risposta ai tanti tuoi dubbi, voglio prendere come spunto lo studio di Buiter che ha elaborato con criteri rigorosi, lo studio di 58 Paesi che oggi realizzano l’85% del GDP mondiale.
Gli elementi presi in esame sono riferiti a : la crescita – investimenti fissi lordi, risparmio lordo, capitale umano e demografia, qualità delle istituzioni, apertura al commercio, reddito procapite di partenza –.

Buiter tra questi individua 9 Paesi grandi generatori di crescita: Bangladesh, Cina, Egitto, Filippine, India, Indonesia, Iraq, Mongolia, Nigeria, Sri Lanka e Vietnam.

Tutti questi paesi avranno di qui al 2040 tassi di crescita media di Pil procapite superiori al 5% annuo. Saranno questi paesi che a loro volta porteranno la crescita mondiale annuale al 4,6% di qui al 2030, e di un 3,8% nel ventennio successivo.

Tutti questi Paesi sono in Asia, a questi si deve aggiungere Russia e Brasile ma con un contributo minore dovuto al fatto che hanno già alzato di parecchio in questi anni il reddito procapite. Tra questi nove Paesi, 4 sono ricchi di materie prime e oggi molto poveri – Nigeria. Indonesia, Mongolia e Iraq – per questo hanno spettacolari possibilità di migliorare.
Ma in realtà tutti e 9 sono poveri, oggi, visto che è la Cina ad avere il reddito procapite più elevato. Tutti hanno una crescita demografica futura favorevole, a differenza della Cina la cui popolazione come nei Paesi occidentali col tempo tenderà sempre più a portarsi verso un paese di persone anziane, si prevde questo accada tra una quindicina d'anni, comunque ancora molto in là, anche se in economia il tempo deve essere letto come se fosse già domani.

Tutto questo per dire che Paesi oggi poveri e giovani, aperti al commercio e agli investimenti mondiali, con una ragionevole stabilità e almeno un approssimativo libero mercato, a forte boom di risparmio e d’investimenti, con un capitale umano in forte miglioramento e buona capacità di generare infrastrutture, potranno col tempo garantire al mondo una crescita più lunga ed incredibilmente maggiore di quella dei Paesi avanzati tra il 1953 e il 1975, "sarà il loro boom industriale "!

Per i nostri giovani e meno giovani il suggerimento che posso dare è di non perdere questa grande opportunità di iniziare a lavorare con questi Paesi, cercando quanto prima di apprendere culture e modi di vità diversi dai nostri. Se saremo capaci di farlo potremo continuare anche noi nel nostro cammmino di crescita, diversamente saremo spazzati via in pochi decenni.

Continueremo a vivere solo di ricordi, respirando solo polevere che gli altri lasceranno dietro.

Come sempre Tra Verità e Menzogna...restate " Ad occhi aperti!"

Il vostro
Pinocchio&Giò