giovedì 21 febbraio 2013

Il futuro è nelle nostre mani...

Molti lettori mi hanno scritto per chiedermi come mai da alcuni mesi il blog è fermo.
A questa domanda ne segue ultimamente un'altra.
Pinoccchiogiò qual è il tuo pensiero sulla classe politica? cosa ne pensi dell'attuale situazione del nostro Paese'? Ci salveremo? Il lavoro non c'è più...come facciamo?
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Carissimi Amici, chi mi conosce da tempo conosce anche il mio pensiero, e in parte in alcuni miei post  se ne trova traccia.

Solo poche parole quale risposta alle vostre domande.

Dovete non perdere la speranza. Siate solidali.
 
Soprattutto...

Abbiate il coraggio di cambiare ciò che tanti vorrebbero fosse scritto sui libri di storia!
Abbiate il coraggio di riscrivere il vostro futuro!
Non ci sarà un'altra occasione così importante,  e così nuova come queste elezioni.
Uno tsunami attraverserà  il Parlamento.
Uno tsunami di pace, di fiducia ed onestà, uno tsunami di giovani a cui dovremo dire grazie ci prenderà per mano e ci farà uscire dal tunnel.

A prestissimo...

Il vostro Pinocchiogiò.




domenica 9 settembre 2012

Zeitgeist Moving Forward

Cari lettori di Tra verità e menzogna, buona visione a tutti.




Come sempre restate ..." Ad occhi aperti"

Il vostro amico

Pinocchio & Giò

domenica 24 giugno 2012

Banche: Toglietemi tutto ...ma non il mio Breil!


 Resto basito, non aggiungo altro ...

Tra Verità e Menzogna ...restate "Ad occhi aperti!"
 Il vostro amico
Pinocchio & Giò


IL FATTO QUOTIDIANO

http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/06/22/sospese-le-carte-di-credito-ai-terremotati-potrebbero-non-pagare/272155/

Carte di credito bloccate ai terremotati: “Accadde anche in Abruzzo” (audio)

La decisione presa dalla Barclays che si appoggia al circuito Visa. I cronisti del fattoquotidiano.it parlano con un operatore del call center : "E' vero, sono tutte bloccate da giorni, è stato fatto per precauzione". L'ufficio stampa della banca: "E' stato un errore". Ma c'è un precedente identico a L'Aquila



Molti sono sempre stati clienti-modello, di quelli che le banche sono solite trattare coi guanti: conti sempre in attivo e mai un problema di solvibilità. Eppure, una settimana fa, si sono trovati con la loro carta di credito Barclays inutilizzabile. Bloccata dall’istituto inglese per via della loro residenza nelle zone colpite dal sisma del 20 e 29 maggio.
Il primo a denunciare l’accaduto è Alessandro Osti, direttore della Confesercenti di Ferrara e residente in una delle città danneggiate dalle scosse. Subito ha raccontato la propria esperienza su Facebook: “Vado a fare rifornimento e, al momento di pagare, come al solito presento la carta che uso da ormai oltre quattro anni, circuito Visa ed emessa da Barclays. Stranamente la transazione mi viene rifiutata – si sfoga sulla sua pagina online – Pago in contanti ed esco. Al pomeriggio telefono e chiedo spiegazioni”. L’uomo chiama immediatamente il numero verde del servizio clienti messo a disposizione dalla banca ed ecco la risposta: “Lei abita in una zona dove è avvenuto il terremoto, potrebbe aver perso casa e lavoro e potrebbe non essere più in grado di pagare gli acquisti. Per questo Barclays ha bloccato le carte di chi abita in queste zone”. Osti rimane di sasso “Incredibile. Una dimostrazione perfetta della solidarietà delle banche”.
Contattato da ilfattoquotidiano.it, un operatore del call center dell’istituto conferma. “È vero. Tanti clienti delle zone terremotate non sono stati capaci di pagare la rata mensile. Per questo la banca ha deciso di bloccare tutte le carte attivate in quei comuni, in via precauzionale. È stato fatto per evitare che il sistema caricasse gli interessi a danno del cliente”. Secondo la banca dunque si tratterebbe di una misura presa in via precauzionale per salvaguardare il cliente, dal momento che ci sono stati alcuni casi di insolvenza tra i terremotati. Il dipendente ci tiene però a precisare: “Per riattivare la propria carta basta richiamare domani, dicendo di non aver avuto danni”.
Passano pochi minuti, la notizia fa il giro della rete e l’ufficio stampa della Barclays cambia versione, liquidando l’episodio come un “evento accidentale”. E poi corre ai ripari: “A fronte di alcune segnalazioni – si legge in una nota ufficiale – ci siamo accorti di aver generato un errore di procedura che ha determinato il blocco accidentale e del tutto involontario della carta di alcuni clienti. Tale blocco è stato prontamente rimosso”.
Uno spiacevole incidente, dunque. Eppure, basta fare un ricerca online, per scoprire che sulla Barclays erano piovute denunce simili anche all’indomani del terremoto de L’Aquila. Il 19 maggio 2009, infatti, il parlamentare dell’Italia dei Valori, Elio Lannutti, deposita in Senato un’interrogazione a risposta scritta: “Sono giunte segnalazioni di cittadini residenti nelle zone colpite dal terremoto dell’aprile 2009 – si legge – che lamentano di aver subito da parte dell’istituto bancario Barclays il blocco delle proprie carte di credito”. Il senatore riporta poi il caso di un cittadino aquilano, sfollato, che nonostante una posizione di solvibilità nei confronti della propria banca, si era ritrovato in mano una carta di credito Barclays non funzionante.
“La storia si ripete – commenta oggi Lannutti – Le banche non si sbagliano e in Abruzzo, oltre a bloccare le carte di credito, revocarono i fidi e misero ipoteche anche sulle macerie. Il governo ha evitato di affrontare la questione, pur ribadita anche dai familiari delle vittime che erano venuti a Roma per parlarne, ed è finita che i danni del terremoto del 2009 sono stati aggravati dall’incuria degli istituti di credito e della maggioranza”.

mercoledì 23 maggio 2012

Era ora... avanti i giovani!!!




Finalmente,  era ora.

Una grande Parma.

Comunque e sempre dalla parte dei nostri figli, dei giovani.

Forza ragazzi.

Il vostro amico
Pinocchio & Giò

mercoledì 2 maggio 2012

Nel mezzo del cammin di nostra vita ...







Cari lettori  di Tra Verità e Menzogna,  lo so che una persona dovrebbe sempre incutere quel giusto e sano ottimismo,  ma oggi, ancor più di ieri, i segnali che mi giungono da più parti sono quelli  di maggior preoccupazione.

Non entrerò nel merito delle singole specificità, i tanti amici che operano nei mercati finanziari, nel settore bancario, e non solo, ogni tanto si trasformano in  cardellini e mi sussurrano all'orecchio. 

Oggi sono pertanto a fare queste brevi considerazioni, che non vi chiedo di prendere per buone , ma almeno di non scartale a priori e tenerle se possibile in considerazione. 

Penso che la situazione  economica del nostro Paese, e non solo, sia arrivata ad un punto di partenza. Sì proprio così, arrivati alla partenza. Dopo tante sofferenze di questi anni, con allenamenti duri ora ci troviamo a dover affrontare la gara più difficile per sopravvivere.

Come ogni gara le regole dovrebbero essere chiare e conosciute almeno sulla carta, ma così non è. 

Affrontiamo la corsa partendo dai blocchi di partenza, ma oggi siamo senza scarpe, non abbiamo  risorse idriche accumulate nel nostro corpo a sufficienza e l'estate sta per arrivare e con l'estate arriva anche il caldo torrido e di sali e di acqua tutti abbiamo necessità. 

Non solo, stiamo affrontando questa gara, non sapendo perchè e per chi gareggiamo, quale sia il premio finale, soprattutto non sappiamo quanto sia lungo il percorso e già ci viene richiesto ad ogni metro, ad ogni centimentro  strappato alla terra di lasciarci dietro qualcosa a noi più caro.

Nel 2007 avevo scritto mail a colleghi ed amici , informandoli che sarebbe arrivato questo momento , il 2012.
Dicevo anche che ci sarebbe stata una situazione di tracollo del rinnovo dell'acquisto dei titoli di stato, qui mi sono sbagliato, non immaginavo che la BCE  potesse diventare ripetutamente una fonte di elargizione di tanta liquidità di denaro verso il sistema bancario ,che a sua volta ha fatto da polmone al mercato obbligazionario, in gran parte a sé stesso.

E' come aver dato altri soldi al ladro, al solo fine che la cassaforte ormai svuotata possa continuare a restare chiusa, quindi sconosciuto il suo contenuto. Cosa che pagheremo tutti molto cara. 

Nulla si crea e nulla si distrugge, ma tutto si trasforma,  si dice nella scienza perfetta,  fatto salvo in finanza dove tutto si crea e tutto si distrugge, con l'unica analogia che tutto si trasforma, ovvero tutti cambiano maschera ma continuano a rimanere sempre attori in scena recitando ad uno ad uno la loro farsa  commedia.

Adesso iniziano le difficoltà, fino ad ora hanno solo scherzato.. mi sussurra all'orecchio il cardelllino.   Purtroppo in tutto questo non siamo noi i giocatori, ma solo le pedine, e come al gioco della  dama , una ad una rischiamo di essere mangiate.

La situazione del sistema bancario è a dir poco "disperata" , meno disperati sono, tuttavia,  i soliti banchieri. A riguardo, per capire meglio come funziona il sistema vi invito a prendere visione del  film -documentario "Inside Job" , iche hanno fatto presto a non portare sul grande schermo,  cassandolo  a semplice dvd.

Le banche stanno sempre più contraendo il rinnovo degli affidamenti, se non a condizioni capestro,  ed è quasi impossibile pensare di ottenere nuovo credito anche per i più meritevoli imprenditori, e tutto questo dopo aver beneficiato di uno tsunami di denaro dalla BCE,  ad un tasso d'interesse pari all'1% che solo un imbecille non avrebbe fatto suo.

Un debito da restituirsi per così dire  "a gratis" e " a babbo morto" , alla faccia di tutti noi che siamo il popolino.

Fosse stato almeno sufficiente per rimettere in moto la macchina, allora avremmo fatto a tutto questo buon viso, ma purtroppo non è stato così. Già si sapeva, perchè così si voleva.
Ecco quindi la mia conclusione, la stessa di allora:

" E’ giunto il tempo che il sistema finanziario si assuma le proprie responsabilità attraverso l’ hair cut  o se preferite la ristrutturazione del debito verso azionisti ed obbligazionisti, attraverso la nazionalizzazione di quei sistemi finanziari putrefatti, che devono essere spazzati via e per sempre e con i loro artefici.
Bisogna nazionalizzare il sistema, non c’è alternativa. E bisogna farlo subito, siamo davanti ad una selva selvaggia che dobbiamo percorrere, purtroppo senza il maestro, senza il conforto di Virgilio.

Nel mezzo del cammin di nostra vita 
mi ritrovai per una selva oscura,
ché la diritta via era smarrita. 
Ahi quanto  a dir qual era è cosa dura
esta selva selvaggia e aspra e forte 
che nel pensier rinova la paura!

Come sempre Tra Verità e Menzogna...restate " Ad occhi aperti!"

Il vostro amico

Pinocchio & Giò


martedì 1 maggio 2012

1 Maggio...Ricordando le parole di Keynes





Cari lettori di Tra Verità e Menzogna,
il pensiero di John Maynard Keynes contro il Prof.Monti  nella ricorrenza del 1 Maggio.

Come sempre non abbassate la guardia. 

Tra Verità e Menzogna ...restate "Ad occhi aperti!".

Il vostro amico

Pinocchio & Giò

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Devo scegliere il lavoro come la più illustre delle vittime della nostra politica monetaria. In queste circostanze i datori di lavoro propongono di ristabilire l’equilibrio con una riduzione dei salari, quale conseguenza della maggiore precarietà, indipendentemente dalla riduzione del costo della vita: il che vale a dire riducendo il livello di vita dei lavoratori, i quali dovrebbero sopportare questo sacrificio per permettere di sanare una situazione di cui non sono assolutamente responsabili, e di cui non hanno alcun controllo.
Il fatto che questa appaia una soluzione ragionevole è di per sé una pesante critica al nostro modo di dirigere gli affari economici (anche se ciò non implica affatto che debbano essere i datori di lavoro a subire la perdita). Come ad altre vittime della transizione economica del passato, ai lavoratori non si offre altra scelta che la fame o la sottomissione, mentre i frutti della loro sottomissione vanno a beneficio di altre classi.
Sul piano della giustizia sociale la riduzione dei salari dei lavoratori è insostenibile. Sono le vittime sacrificate al Moloch dell’economia, rappresentano in carne e sangue i “riassestamenti fondamentali” elaborati dal governo nazionale, dalla Commissione Europea e dalla Banca Centrale Europea per soddisfare l’impazienza con cui i sacerdoti dei “mercati” vogliono livellare i differenziali tra i tassi d’interesse dei titoli di stato dei paesi periferici rispetto a quello della Germania. I lavoratori sono il “modesto sacrificio” ancora necessario per garantire la stabilità dell’Euro. La critica situazione dei lavoratori è la prima, ma non l’ultima (a meno che non ci assista molta fortuna) delle “conseguenze economiche del Professor Monti” (e della signora Merkel).
La verità è che siamo al bivio fra due teorie della società economica. L’una sostiene che i salari dovrebbero essere determinati facendo riferimento a quanto è “giusto” e “ragionevole” in un rapporto tra classi. L’altra, la teoria del Moloch economico, afferma che i salari dovrebbero essere determinati dalla pressione economica, altrimenti detta “realtà dei fatti”, e che tutta la nostra grande macchina debba procedere a rullo compressore, tenendo presente soltanto l’equilibrio generale, senza prestare attenzione alle conseguenze che comporta sui gruppi sociali.
L’Euro, affidato com’è al puro caso, con la sua fede nei “riassestamenti automatici” e la sua grande indifferenza ai particolari di carattere sociale, è l’emblema sostanziale, l’idolo di quelli che siedono nella cabina di comando.
Ritengo che nel loro cinismo, nel loro vago ottimismo, nella loro confortante fiducia che nulla di veramente grave possa accadere, vi sia temerarietà infinita. Nove volte su dieci nulla di veramente grave accade. Ma se continuiamo ad applicare i principi di una politica economica elaborata sulle ipotesi del laissez-faire e della libera concorrenza, vediamo che si verifica il decimo caso e, fra l’altro, conduciamo il gioco stupidamente.
Questo testo è stato scritto da Keynes nel 1925 come 5° capitolo del pamphlet “Le conseguenze economiche di Winston Churchill”. A parte qualche taglio ed attualizzazione (in quello scritto Keynes prevedeva la crisi che sarebbe arrivata quattro anni dopo, noi la stiamo già vivendo), ci siamo limitati a sostituire Churchill con Mario Monti (ed Angela Merkel), il gold standard con l’Euro, i minatori con i lavoratori in genere, La Banca d’Inghilterra con la BCE, il Tesoro di Sua Maestà con il governo e la Commissione UE e il cambio dollaro/sterlina con lo spread. E’ davvero sorprendente l’attualità del testo. Dopo 87 anni il dibattito è ancora lo stesso: far pagare la crisi a chi non può difendersi, oppure ribaltare la prospettiva, per il bene di tutto il Paese.
“Le conseguenze economiche di Winston Churchill” si può trovare nel volume “Keynes, Esortazioni e profezie” edito da “Il Saggiatore”.

(fonte : keynesblog)

mercoledì 25 aprile 2012

Via i mercanti dal tempio!

 Cari lettori di Tra Verità e Menzogna,  un importante video che riassume quanto  sta per accadere a breve , relativamente al Trattato ESM.

Troverete inoltre la Mozione di Lidia Undiemi.

Soffermatevi a leggerla, non sarà tempo sprecato.

Come sempre Tra Verità e Menzogna ...restate " Ad occhi aperti!"

Il vostro amico

Pinocchio & Giò





PROPOSTA DI MOZIONE PARLAMENTARE CONTRO L’ESM - preparata da: Lidia Undiemi


Premesso che:

nel 2007, a seguito dell'esplosione della bolla speculativa statunitense, il crollo di grandi istituti finanziari si è ripercosso in molte parti del mondo, compresa l'Europa. Ciò ha permesso di aprire squarci di verità sui metodi utilizzati dagli speculatori per realizzare ingenti utili, "fittizi" poiché sganciati, soprattutto in termini di responsabilità, dalle attività produttive poste alla base dell'emissione degli strumenti finanziari derivati.

Il dibattito sulle cause della crisi è praticamente scomparso dalla scena pubblica per riapparire, quasi come un castigo divino, in un momento ben preciso, ossia quando alcuni stati, come l'Italia, privi di una seria politica nazionale di sviluppo economico, si sono ritrovati in grave difficoltà nel piazzare sostanzialmente il rinnovo, nonché l'aumento, del proprio debito pubblico attraverso l'emissione di nuovi titoli di Stato.

In un contesto di questo tipo le politiche di austerity rappresentano un sacrificio drammaticamente inutile per i cittadini in quanto si tratta di versare ulteriore liquidità nel "buco nero" della finanza speculativa.

In questa ulteriore fase iniziano a diffondersi altri importanti aspetti della grande crisi, come l'intreccio del debito pubblico fra diverse nazioni modello "effetto domino" e le difficoltà degli istituti finanziari che detengono una quantità enorme dei titoli pubblici delle nazioni "deboli". Un esempio? La società finanziaria MF Global è fallita perché nel suo portafoglio c'erano troppi titoli di stato dei paesi europei più indebitati.
Questo è uno dei principali motivi per cui si cerca una soluzione globale in ambito europeo.

Sulla limitatezza degli effetti degli stimoli fiscali e monetari non sono mancati commenti critici da parte di diversi economisti, fra cui John Taylor, Robert Barro e il neo-nobel Thomas Sargent, e dato che i tecnici vanno di moda, forse è il caso di dare maggiore visibilità a quelle scuole di pensiero che si sono rivelate più coincidenti con la realtà dei fatti.

Il meccanismo europeo di stabilità finanziaria è lo strumento scelto dalla politica di Bruxelles per fornire assistenza finanziaria ai paesi in difficoltà, sulla base, si badi bene, del rispetto da parte dello Stato (potenziale) debitore di determinate condizioni di politica interna – "rigorose condizionalità" – negoziate con l'ESM.

Il trattato ESM non è semplicemente un insieme di regole finalizzate ad ottenere la stabilità finanziaria della zona euro ma, si presti molta attenzione a questo passaggio, si tratta di un documento che disciplina l'istituzione di un organismo finanziario internazionale dove i 17 paesi aderenti, compresa l'Italia, dovranno negoziare, non in qualità di stati sovrani ma di soci e di debitori, scelte di politica interna al fine di ottenere la liquidità necessaria per evitare il default.

Immunità ed altri privilegi, scudi patrimoniali e potenti protetti da eventuali interventi giudiziari, rappresentanti di paesi e finanziatori di un organismo intergovernativo che sostituiscono i parlamentari nella scelta delle politiche nazionali ed operazioni finanziarie "inviolabili". Queste sono le principali caratteristiche dell’ESM.

Le tanto criticate anomalie del sistema "Italia" stanno trovando piena legittimazione nel contesto comunitario.

Il trattato ESM prevede che gli stati che intendano ricevere un prestito dall’organizzazione debbano pagare un tasso di interesse il cui limite non è stato nemmeno definito.

L’obiettivo della stabilità finanziaria della zona euro non può essere raggiunto affidando il fondo "salva-stati" ad una istituzione finanziaria che intende lucrare sui disagi economici e finanziaria dei paesi in difficoltà, visto che si tratta di tutelare le economie nazionali contro la finanza speculativa, indiscussa protagonista della crisi.

Se i parlamenti nazionali ratificano l'entrata in vigore del trattato ESM si potrebbero anche verificare scenari di retrocessione civile che nemmeno il più visionario dei registi sarebbe oggi in grado di rappresentare.

I privati, sostanzialmente potenziali finanziatori come ad esempio la Cina, sono ammessi, in qualità di "osservatori", a partecipare alle riunioni (del consiglio dei governatori e del consiglio di amministrazione) che hanno ad oggetto la valutazione della concessione del credito al paese richiedente nonché la definizione delle rigorose prescrizioni di politica economica da imporre alla nazionale "minacciata". Questa ingerenza si traduce nel serio rischio che a dettare le "rigorose condizionalità" da applicare nel territorio dello Stato debitore siano coloro che concedono i soldi al fondo che, in tal senso, vestirebbe i panni di mero interposto.

Per tali ragioni, si ritiene che la politica nazionale rischia di diventare oggetto di contrattazione finanziaria.

Per comprendere la pericolosità dell’ESM, basta semplicemente osservare ciò che è accaduto in Grecia. La Troika ha concesso i piani di salvataggio in cambio di una serie di richieste che per Atene si sono tradotti in cessione di sovranità. Si pensi alle condizioni imposte in materia di tagli alla spesa, ai dipendenti pubblici e alle pensioni. In tal senso, la politica nazionale diventa oggetto di contrattazione finanziaria.

Membro, socio, parte contraente o creditore, sono i nuovi ruoli con cui si intende misurare il potere di una nazione sul proprio territorio. Strappare i panni istituzionali ad uno Stato per costringerlo a confrontarsi nella giungla dei mercati finanziari in qualità di grande debitore, dove chi detta legge è chi possiede più denaro, significa indirizzare la Costituzione verso una umiliante sottomissione a quelle folli logiche speculative che appaiono come l'immagine, sempre meno sfocata, dell'anticamera di una pericolosissima dittatura economica.

L’entrata in vigore dell’ESM è subordinata all’approvazione da parte del Parlamento di due disegni di legge, quello relativo alla modifica dell’art. 136 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea (ddl n. 2914) e quello riguardante specificatamente il trattato ESM, firmato per la prima volta l’11 luglio 2011 – per l’Italia dall’ex ministro Tremonti – e riproposto con qualche modifica il 2 febbraio 2012 (ddl n. 3240).

Estrema attenzione merita anche il mercato interbancario dove le concessioni di liquidità da parte della BCE assumono toni preoccupanti. In condizioni pressoché normali, se una banca necessita di liquidità chiede un prestito ad altri istituti di credito che hanno maggiori disponibilità. Perché interviene la BCE con un rilevante grado di assistenzialismo? La situazione di crisi bancaria è talmente grave che le banche a corto di liquidità non riescono a trovare istituti che stanno meglio. Non meno attenzione merita lo strumento finanziario con cui la BCE fornisce moneta alle banche. Si chiama LTRO (Long Term Refinancing Operation), rifinanziamenti a 36 mesi, una scadenza definita da esperti analisti lunga ed anomala per il mercato interbancario. Oltre a pagare un tasso di interesse vicino all'Euribor la banca è tenuta a lasciare dei titoli in garanzia presso la BCE. Sulla qualità dei titoli da depositare sono state sollevate diverse critiche in quanto potrebbero essere oggetto di garanzia anche titoli di Stato che attualmente hanno difficoltà ad essere piazzati sul mercato. La BCE investe dunque le proprie disponibilità in favore di banche correndo grossissimi rischi di indebitamento e togliendo risorse all'economia reale. Non solo le banche vengono praticamente assolte e premiate senza aver nemmeno verificato perché si sono ritrovate in stato di crisi, ma ottenendo inoltre denaro all'1% possono tranquillamente lucrare proponendo al mercato tassi ben più alti. Non rassicura certamente il fatto che i crediti in ambito ESM, prima ancora quelli del FMI, godranno di privilegio. Il rimborso del debito rappresentato dai titoli che la BCE ha eventualmente preso in garanzia dalle banche potrebbe avvenire soltanto dopo che lo stesso Stato debitore ha pagato l'organizzazione finanziaria. Si potrebbe verificare la paradossale situazione che la BCE, nonostante gli scontri politici sugli Eurobond e l'impossibilità di potere acquistare titoli di Stato sul mercato primario, veda drasticamente ridurre il proprio ruolo istituzionale, con gravi ripercussioni sugli assetti produttivi degli stati membri.

Si esprime contrarietà a considerare come fonte di tutti i mali della finanza l'influenza esercitata dalle agenzie di rating sui mercati mondiali. Si pensi a molte grandi aziende italiane che sono state ridotte all'osso da parte dei tanti "capitani coraggiosi" che hanno lasciato senza lavoro centinaia di migliaia di lavoratori in nome di uno spregiudicato arricchimento personale nemico dell'economia reale e dei conti pubblici. Operazioni di trasferimenti di rami di azienda e di rapporti di controllo societario sono state alla base delle grandi trasformazioni subite da entità come Unicredit e Telecom a seguito delle quali, con grave indifferenza politica, sono emersi problemi di crisi e richieste di aiuti di Stato. E' bene ricordare che la Corte dei Conti, in occasione dell'inaugurazione dell'anno giudiziario 2011, ha denunciato che le esternalizzazioni e le privatizzazioni si sono ridotte a un mezzo per la gestione clientelare del potere politico-amministrativo. Ancor prima delle politiche di austerity e di scagliarsi contro le agenzie che danno i voti l'attuale governo dovrebbe occuparsi di svuotare le tasche ai pericolosi ladri in giacca e cravatta.

Rilevato che:

L'ESM intende operare come un qualsiasi istituto finanziario, erogando prestiti, rivolgendosi al mercato per potere soddisfare le richieste di concessione di denaro al fine di ottenerne un profitto. Basti pensare che lo Stato debitore dovrebbe corrispondere all'ESM un prezzo pari alla somma del costo del finanziamento e degli interessi in favore dell'ESM ad un tasso non definito nell’ultima versione del trattato.

Se lo Stato in difficoltà non riesce a far fronte ai propri impegni finanziari non può esercitare i propri diritti di voto per tutta la durata dell’inadempienza.

Il capitale sociale è pari a 700 miliardi di euro di cui solo 500 saranno prestabili. Si discute di un rilevante potenziamento. L'Italia, la Francia e la Germania posseggono assieme 392.589.190.000 miliardi, e poiché per raggiungere il quorum dei 2/3 nelle decisioni è necessario che questi tre paesi si aggiunga anche solo la Spagna per imporre scelte ai restanti 13 Stati non si può certo dire che l'obiettivo di stabilità finanziaria, così come inteso dai sostenitori del trattato, rispecchi valori democratici. Di questo importo, 80 miliardi di euro saranno sotto forma di capitale versato fornito dagli Stati membri della zona euro. Le quote da versare citate dal ministro Monti si riferiscono a questo importo. I I restanti 620 miliari di euro sono sotto forma di "capitale richiamabile" e i paesi aderenti al trattato si vincolano "irrevocabilmente e incondizionatamente si impegnano a fornire il loro contributo per lo stock di capitale autorizzato" pena l'applicazione di sanzioni. Quindi, se lo Stato membro dell'ESM non trova i soldi da versare allora dovrà, sotto una non meglio definita "procedura di sorveglianza", essere adeguatamente "sanzionato".

Con la ratifica del trattato l'Italia si impegna a versare 125.395.900.000 miliardi di euro, a cui si aggiungeranno, con molta probabilità, i prestiti eventualmente richiesti per far fronte alla crisi di liquidità. Di certo, tali somme non potranno essere coperte con l’emissione di titoli di debito pubblico, e sarebbe estremamente riduttivo, nonché fuorviante, fornire rassicurazioni circa il versamento delle prime rate che appaiono estremamente limitate rispetto ai vincoli finanziari assunti.

L'organizzazione è diretta da un consiglio dei governatori e da un consiglio di amministrazione.
Mentre sul consiglio dei governatori c'è almeno formalmente un minimo di controllo democratico, visto che è formato dai ministri delle finanze dei paesi aderenti, il consiglio di amministrazione assume toni opachi in quanto i suoi membri sono nominati dai governatori e possono essere revocati in qualsiasi momento. Visto l'ampio potere decisionale concesso dal trattato al consiglio di amministrazione e l'importanza che l'ESM intende assumere nella gestione della politica internazionale queste disposizioni si adattano più a storie di fantapolitica che alla realtà, specialmente se si considera che i membri dell'organizzazione, compresi quelli dello staff, sono immuni da procedimenti legali in relazione ad atti da essi compiuti nell'esercizio delle proprie.

Nell’ambito dell’ESM le istituzioni europee assumono un ruolo residuale, dato che il potere decisionale relativo alla procedura per la concessione di finanziamento è attribuito al consiglio dei governatori.

Scoperto che:

oltre all'immunità per i membri dell'ESM, il trattato stabilisce che "i beni, le disponibilità e le proprietà del MES, ovunque si trovino e da chiunque siano detenute, non possono essere oggetto di perquisizione, sequestro, confisca, esproprio e di qualsiasi altra forma di sequestro o pignoramento derivanti da azioni esecutive, giudiziarie, amministrative o normative". Inoltre, "tutti i beni, le disponibilità e le proprietà del MES sono esenti da restrizioni, regolamentazioni, controlli e moratorie di ogni genere".

Gli archivi ed i locali del MES, ed i documenti appartenenti o detenuti dal MES, sono inviolabili.

Nel trattato si fa riferimento all'importazione di merci, e ciò fa sorgere il dubbio che, oltre a voler lucrare sulle esigenze di liquidità dei paesi in difficoltà, l'ESM intende espandere le proprie attività fino ad arrivare alla commercializzazione dei prodotti calpestando totalmente il motivo per cui se ne chiede l'introduzione, ossia la stabilità finanziaria dell'area euro.

Compreso che:

Senza l'attuazione di riforme strutturali in ambito comunitario finalizzate a proteggere l'economia reale dalla finanza speculativa non c'è altra strada che la sottomissione alle potenze economiche dei paesi emergenti. Non bisogna infatti commettere l'errore, potenzialmente fatale, di credere che la crisi si risolve togliendo dalle mani delle agenzie di rating la gestione delle dinamiche finanziare. E' vero che queste società godono oggi di un potere spropositato ma non si può nemmeno negare che gli speculatori, troppo spesso appoggiati dalla politica, hanno svuotato dall'interno i principali contesti produttivi delle economie nazionali.

Impegna il governo:

? A discutere pubblicamente del trattato ESM.
? Ad abbandonare la linea politica dell’attribuzione del peso della crisi ai cittadini mediante le politiche di austerity.
? A far pagare la crisi a coloro che l’hanno generata prendendo atto del fatto che le principali cause del malessere del nostro paese sono la corruzione politica e la speculazione finanziaria.
? A proporre in sede europea lo "stralcio" del trattato ESM e di lavorare per un governo straordinario della finanza e del debito pubblico valorizzando e responsabilizzando le istituzioni nazionali e comunitarie, abbandonando l’obiettivo di consentire a rappresentanti di organizzazioni intergovernative di potere operare godendo di immunità ed altri privilegi.
? Costituire dei tavoli "tecnici" per effettuare un'analisi, in via sperimentale, dello "stato di salute" delle più grandi aziende europee al fine di studiare e comprendere i meccanismi e le operazioni che ne stanno determinando lo stato di crisi.
? Lavorare per la realizzazione di un progetto di politica legislativa volto a convertire il "processo crisi" in "processo di sviluppo" attraverso l'introduzione di strumenti di difesa dell'economia reale nel rispetto della libertà di iniziativa economica.
? A fornire chiare ed inequivocabili indicazioni circa gli strumenti operativi che si intendono adottare per evitare che non siano le stesse banche ad offrire mediante l’ESM prestiti alle nazioni in difficoltà. Ciò determinerebbe una ingiusta operazione speculativa contro i cittadini, visto che gli istituti di credito, avendo ottenuto denaro all’1% dalla BCE, potrebbero ottenere un guadagno "politico-speculativo" netto di almeno il 3% in termini di interessi negativi per gli stati debitori.
? A rendere noti i mezzi attraverso cui intende evitare il rischio della partecipazione "occulta"della criminalità organizzata ai grandi piani di finanziamento dell’ESM, e a specificare in che modo la "inviolabilità" dei documenti possa incidere positivamente nel raggiungimento di tale obiettivo.

domenica 4 marzo 2012

A scuola con la gomma e con la penna...

Carissimi lettori di Tra Verità e Menzogna, in questi ultimi due mesi mi sono soffermato più e più volte a cercare di capire come mai le persone col tempo perdono il senso della realtà.
Molti economisti illustri vi stanno dicendo che le cose si stanno rimettendo al meglio. Forse sarà anche così, ma io non ci credo.
Continuiamo a cancellare debito facendo altro debito. Le banche, come ad esempio quelle europee, continuano a prendere a prestito immense quantità di denaro dalla BCE ad un tasso all'1% da restituirsi con comodo in parecchi anni, per poi andare a comprare titoli di stato o altre obbligazioni che hanno in pancia, speculando e lucrando sulla gente.
Un vortice vizioso.
Si dice che LTRO potrà durare a lungo , forse all'infinito.
Con ciò qualsiasi teoria economica studiata sinora nelle univesità deve essere riposta nel cassetto, la realtà dei fatti sembra tutt'altra.

Io sono sempre più convinto che prima o poi vi sarà un tale botto che porterà questo nostro mondo indietro non di decenni, ma di secoli.

Per cancellare questo debito bisogna prendere la gomma e non la penna!

Come sempre, Tra Verità e Menzogna ...restate" Ad occhi aperti!"

Il vostro
Pinocchio & Giò

giovedì 12 gennaio 2012

Il peccato originale della disobbedienza(fiscale)


Cari lettori di Tra Verità e Menzogna, a seguire un interessante articolo di Oscar Giannino.
Come sempre ...restate " Ad occhi aperti!" .
Il vostro
Pinocchio & Giò
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Disobbedienza fiscale: i presupposti dimenticati, è ora di riscoprirli.

E’ tempo di riscoprire i presupposti della disobbedienmza fiscale. Pubblica e organizzata. Befera e l’Agenzia delle Entrate ed anche Equitalia non c’entrano. Chi manda bombe e proiettili, è il nostro nemico e deve smetterla al più presto. Perché ci sono cascati tutti o quasi. Per l’ennesima volta. Ed è anche per questo che nutro una considerazione sempre più elevata per Attilio Befera, il capo dell’Agenzia delle Entrate e di Equitalia, e per la sua squadra che da anni ha mutato assetto organizzativo, efficacia e risultati concreti della lotta all’evasione, in perenne crescita. Non è un camaleonte perché confermato da sinistra e destra, come ha titolato La Stampa, perché in un Paese iperammalato di spoil system se Visco e Tremonti gli hanno dato fiducia è solo per i risultati concreti. E non è vero che la lena delle Entrate si è attenuata quando non c’era Visco, come l’intemerato deus ex machina fiscale della sinistra ha tuonato in un’intervista dopo Cortina. Al contrario, Befera coglie nel segno non solo perché il recuperato fiscale è cresciuto sempre e raddoppiato in cinque anni superando gli 11 miliardi in 12 mesi. Va a segno anche perché si è fatto aumentare i poteri sia dalla destra che dal governo dei tecnici. E perché l’azione delle Entrate si svolge anche con un abile occhio agli echi mediatici delle sue iniziative. Dai vip dello sport alle star dello spettacolo ai vacanzieri di Cortina, l’incazzatura dei lavoratori dipendenti soggetti senza scampo al sostituto d’imposta è assicurata. Ma il problema non è Befera e non sono i suoi. Fanno tostamente il loro mestiere. Il viso dell’arme è ciò che lo Stato chiede loro. Servono lo Stato. Il problema è la politica, che dello Stato scrive le leggi fiscali. Anzi i decreti legge, le circolari e i regolamenti, in violazione dell’articolo 23 della Costituzione che prescrive la riserva di legge assoluta per i nuovi tributi. Il problema è la giustizia, che tanto in Cassazione quanto alla Corte costituzionale ha accumulato una terrificante giurisprudenza a senso unico, per la quale in materia fiscale lo Stato ha praticamente sempre ragione. Ha sempre ragione, anche quando asimmetricamente pretende per sé un rispetto assoluto dei tempi di versamento e del quantum gli si deve, mentre per pagare le fatture dovute ai privati o per il rimborso dei crediti fiscali impiega discrezionalmente anni. Ha sempre ragione, anche quando stabilisce e pretende che per la sola temeraria decisione del contribuente di accedere a contenzioso fiscale, questi debba versare allo Stato subito un terzo di ciò che lo Stato pretende e che i contribuente contesta, con in più oneri e aggi. Ha sempre ragione, anche se nel contenzioso il giudice tributario non è affatto terzo rispetto a contribuente ed Entrate, ma di fatto parte esterna e concomitante dell’amministrazione tributaria. Ha sempre ragione, anche quando con il governo Monti lo Stato dispone il pieno accesso delle Entrate non solo ai conti bancari con relativi saldi, ma a qualunque operazione bancaria da parte di chiunque. Col che in nome della lotta all’evasione e al riciclaggio passiamo da una foto statica del patrimonio e dei saldi bancari di noi tutti all’integrale film comportamentale di qualunque cosa facciamo per ogni singola unità di tempo. In maniera che un pm potrà anche solo da una successione di operazioni bancarie nel tempo incardinare fascicoli identificandoli come ipotesi di reato. E la Costituzione, dove la mettiamo?

Gli studi di settore, per anni divenuti strumenti induttivi dai quali far discendere unilateralmente da parte dello Stato cifre d’affari, basi imponibili e imposte dovute e pretese, prescindendo da ciò che capita davvero in concreto a ciascuna microimpresa artigiana o professionale interessata, non sono forse in violazione dell’articolo 53 della Costituzione sulla capacità contributiva individuale? E i conti correnti in toto girati allo Stato, non sono violazione dell’articolo 15 della Carta Fondamentale? Quell’articolo che testualmente afferma: “la libertà e la segretezza della corrispondenza e di ogni forma di comunicazione sono inviolabili. La loro limitazione può avvenire soltanto per atto motivato dell’autorità giudiziaria con le garanzie stabilite dalla legge”?

Il diritto naturale pre esiste a ogni statuizione dell’ordinamento positivo, per chi non è hegeliano sostenitore dello Stato etico, e non fa differenza se sia rosso o nero a seconda di quale filone dei discepoli di Fichte abbia fondato le rispettive ideologie politiche. Ma ogni più sacro fondamento del diritto di persone e individui viene da anni sempre più calpestato, in materia fiscale. Perché lo Stato assetato di risorse si dà ragione nel diritto e nella giurisprudenza. Persino l’abuso di diritto, secondo la Repubblica italiana e i suoi giudici, si configura solo a carico del contribuente contro lo Stato e mai viceversa. Nemmeno quando l’Agenzia delle Entrate non rimuove i pignoramenti su appartamenti per debiti fiscali contestati inferiori agli 8mila euro, come pure una sentenza di Cassazione avrebbe stabilito nel 2010.

Quando si muovono tali obiezioni una risposta corale viene immediatamente dal fronte statalista, che di fatto ha accomunato negli anni sinistra, destra e oggi governo dei tecnici, tutti uniti nella sacra parola d’ordine “lotta all’evasione”, tutti dimentichi e conniventi dello scandalo di una pressione fiscale in perenne crescita, salita di oltre 20 punti di Pil in una sola generazione, al continuo inseguimento di una spesa pubblica superiore a metà del prodotto nazionale, scandalosamente inefficiente e clientelare, al servizio degli interessi di chi protempore amministra lo Stato perennemente, impunemente e sfacciatamente spacciati per interesse generale. La risposta corale del fronte statalista è “vergogna, voi difendete quei criminali abietti che sono gli evasori”.

Le quattro mosche bianche residue liberali ne hanno le tasche piene, di questa accusa. Non serve aver letto e citare de la Boètie e John Locke, sant’Agostino e san Tommaso, Thomas Jefferson e l’abate Mably (che pure è fondatore del socialismo utopico, più che liberale), i fondamenti del diritto naturale in materia fiscale che hanno ispirato le grandi evoluzioni liberali della Storia, la testa tagliata di Carlo I e la Glorious Revolution del 1688, la rivolta delle Colonie americane e la nascita egli Stati Uniti. Ti aggrediscono come un nemico del popolo, dicono che vuoi sottrarre risorse ai servizi pubblici. Quando invece è vero il contrario. Loro mandano in tv spot tambureggianti in cui l’evasore è accusato di rubarmi in tasca, quando invece tutto ciò che lo Stato recupera se lo tiene per sé come spesa aggiuntiva, mica lo retrocede a chi le tasse le paga per premiarlo: ed è colpa suprema del centrodestra, non aver riconosciuto e introdotto tale principio.

E allora, penso io, è tempo che i liberali si organizzino. E che pensino alla disobbedienza fiscale. Quella pubblica e autodichiarata. Esposta a pene che spacchino e facciano discutere l’opinione pubblica per aprire gli occhi e risvegliare coscienze dormienti. Alla ricerca di magistrati che incardinino presso la Corte costituzionale giudizi incidentali che sollevino il problema dell’incostituzionalità di una delle tante aberrazioni fiscali che nel nostro Paese ci hanno reso servi di fatto, da cittadini di nome. Ce ne sarà almeno uno, su settemila magistrati, che la pensi così. E che segua la stessa strada per cui la Germania 10 anni fa è tornata a un sacro rispetto di un tetto, aggiornato anno per anno con pubblico voto parlamentare, di reddito personale e familiare intangibile a ogni pretesa dell’ordinamento. E’ bastato stabilire questo, perché spesa pubblica e imposte siano scesi in equilibrio di quasi 7 punti di Pil, liberando energie potenti per la crescita del Paese e del benessere di ciascuno.

Le basi di diritto, per la disobbedienza civile fiscale? Ci sono eccome. Prendete La giustizia costituzionale di Gustavo Zagrebelsky, presidente emerito della Corte e teso sacro alla sinistra. A pagina 276 dell’edizione 1988 leggerete: a) la legge incostituzionale non è obbligatoria; b) tuttavia non è neppure obbligatoria la disobbedienza ad essa, tale disobbedienza essendo solo consentita o ammessa; c) la disobbedienza alla legge è invece giuridicamente doverosa nei casi i cui i singoli si rappresentino con piena consapevolezza l’indiscutibile incostituzionalità della legge.

(Fonte Oscar Giannino - http://www.chicago-blog.it)

martedì 10 gennaio 2012

Unicredit: impone a filiali giro di vite su credito


Unicredit: impone a filiali giro di vite su credito (fonte : Borsa Italiana)

MILANO (MF-DJ)--"Al momento, la nostra banca ha un eccesso di credito rispetto alla raccolta diretta. Lo squilibrio e' notevole e ci impone sia di limitare l'espansione in modo selettivo scegliendo le operazioni che ci interessano di piu' in termini di ritorni commerciali e reddituali sia di migliorare la qualita' del credito".

Inizia cosi' un documento, di cui MF Dowjones e' entrata in possesso, che e' stato distribuito qualche giorno fa alle filiali di Unicredit per fornire indicazioni generali in merito all'erogazione del credito.

Il faro di Piazza Cordusio e' puntato soprattutto sui nuovi clienti del gruppo che dovessero richiedere finanziamenti. "E' opportuno un periodo di sperimentazione, da valutare di volta in volta prima di impegnarci con operazioni a medio termine, a prescindere dalla presenza di un consorzio di garanzia", chiarisce infatti il documento.

Il giro di vite non risparmia neppure rapporti ormai consolidati con clienti di vecchia data. "Proposte di incremento fido o di nuovo affidamento dovrebbero essere valutate solo per clienti con rating da 1 a 5. L'atteggiamento dovrebbe essere di mantenimento su clienti con rating 6. Le proposte con rating superiore dovranno essere opportunamente valutate", spiega infatti la nota interna, "per valutare se e in che termini la situazione possa evolvere positivamente, considerando che i clienti dovrebbero essere messi a conoscenza che in caso contrario, prima o poi, si arrivera' all'opportunita' di concordare un rientro".

"La clientela che ci richiede fidi o prestiti viene giudicata in base a una scala di rating che va da 1 a 9, dove 1 equivale a rischio insolvenza pari a zero e dove 5 oggi rappresenta un'asticella da non superare", ha chiarito una fonte del gruppo, aggiungendo che "il rating viene fornito in modo automatico da un software a conclusione della pratica. Vengono presi in considerazione sia dati di bilancio sia dell'analisi andamentale, eventuali insoluti e andamento del settore merceologico di appartenenza".

Ad ogni modo, sia che si tratti di vecchi o di nuovi clienti, l'input che arriva in questo momento dalla direzione del gruppo e' che le operazioni di prestito e finanziamento che vengono inoltrate al Polo Crediti (la struttura cui spetta la valutazione di gran parte delle pratiche, mentre la decisione su un numero piu' limitato spetta ai direttori di filiale, ndr) dovrebbero essere "di gran lunga minori in numero di quanto rileviamo invece adesso".

Il documento entra poi nel merito delle operazioni che il gruppo milanese guidato da Federico Ghizzoni e' disposto a sostenere. "Non siamo disponibili a consolidare i debiti dei clienti se non nell'ambito di un piano di ristrutturazione che non preveda altre vie d'uscita. In ogni caso non ci sostituiamo al debito delle altre banche o al leasing, non sosteniamo il contenzioso dei clienti salvo che non si tratti di crediti che abbiamo anticipato noi e per i quali non siano state commesse irregolarita'".

"Non ci interessa finanziare il trading di qualunque natura esso sia, l'immobiliare speculativo, il campo finanziario", prosegue poi il documento, specificando che - nella lista delle societa' che per tipologia di business dovranno essere escluse dai finanziamenti - rientrano "le immobiliari, le holding, le societa' estere e quelle controllate da soggetti esteri per natura fiscale, le finanziarie di qualunque genere, le commerciali che non mostrino elementi strutturali tali da renderle affidabili e - con le dovute eccezioni - le concessionarie auto".



Tempi duri, infine, per chi opera nel settore ello sviluppo immobiliare o in quello del fotovoltaico. Per quanto riguarda il primo, il documento indica infatti che al credito potranno accedere solo "un cliente conosciuto.
Dovra' inoltre portare l'area gia' di proprieta', sul cui valore noi non interverremo.
Il nostro intervento sui costi di costruzione avverra' solo a conguaglio, dopo che il costruttore avra' investito la sua quota, con pagamenti accertati".
Non solo. "Le erogazioni oltre il 30% della nostra quota potranno avvenire solo a presentazione di un 20% di compromessi di vendita". Percentuale che sale al 50% se le erogazioni richieste sono superiori al 70%. Per chi opera invece nel fotovoltaico, addio a operazioni di carattere speculative, che negli ultimi anni - prima della stretta del Conto Energia, erano diventate frequenti anche tra gli operatori di family office.
"E' opportuno limitarci all'intervento a fronte di investimenti di importo limitato e solo per impianti a corredo dell'attivita' industriale del cliente", spiega infatti a chiare lettere il documento. Che esclude "investimenti di natura speculativa da parte di operatori non interessati al settore energetico".
ofb oscar.bodini@mfdowjones.it

domenica 8 gennaio 2012

Finanza contro governo; oligarchia contro democrazia.



Cari lettori di Tra Verità e Menzogna, a seguire un estratto dell'articolo di Michael Hudson.

Mi aspetto a partire da lunedì 9 gennaio l'emergere di una situazione ancor meno rassicurante sui mercati e per l'economia, prevedo inoltre che a breve il nostro immobiliare venga a subire forti ribassi. Dalla primavera inoltrata-inizio estate 2012 a tutto il 2013, gli immobili anche quelli di tipo residenziale si prevede abbiano a subire un calo anche di oltre il 15-20% , senza escludere un tracollo del 30% ,del loro attuale valore di mercato, soprattutto se alcuni eventi legati alla tenuta dell' euro dovessero presentarsi entro breve termine.
Attenzione anche a ciò che sta succedendo in Ungheria.

Come sempre Tra Verità e Menzogna ...restate "Ad occhi aperti!".

Il vostro
Pinocchio & Giò
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La democrazia comporta la subordinazione delle dinamiche del sistema finanziario al perseguimento dell’equilibrio e della crescita economica, e la tassazione dei profitti da rendita o il mantenimento dei monopoli dei servizi fondamentali nelle mani pubbliche.

Il non tassare o il privatizzare le rendite dei patrimoni le rende “libere” di venire impegnate nelle banche, per essere capitalizzate ancora più attraverso il prestito. Finanziata dalla speculazione sul debito, l’inflazione “asset-price” aumenta la ricchezza dei redditieri mentre indebita il sistema economico in generale. [L’inflazione “ asset-price” è un fenomeno economico che indica un aumento del valore degli asset, rispetto ai beni e servizi comuni. Asset tipici sono gli strumenti finanziari come titoli, azioni, e i loro derivati, beni patrimoniali e capitali.]

L’economia si contrae, precipitando a valore negativo.

Il settore finanziario ha conquistato un’influenza tale da utilizzare queste contingenze come un’opportunità per convincere i governi che l’economia collasserà se non “si salvano le banche”. In pratica questo significa consolidare il controllo delle banche sulla politica, e questo controllo viene esercitato in modo da polarizzare ulteriormente il sistema economico.

Il modello di riferimento è quanto è successo nell’antica Roma, nel passaggio dalla democrazia all’oligarchia. In realtà, dando priorità ai banchieri e lasciando che la pianificazione economica sia dettata dall’Unione Europea, dalla Banca Centrale Europea e dal Fondo Monetario Internazionale si concreta la minaccia di privare lo Stato-nazione del potere di coniare o stampare moneta e di riscuotere le tasse.

Il conflitto che ne risulta sta contrapponendo gli interessi della finanza contro l’autodeterminazione dello Stato nazionale. L’idea di una Banca centrale indipendente come “marchio distintivo di democrazia” è un eufemismo della rinunzia delle decisioni politiche più importanti - la capacità di creare moneta e credito – in favore del settore finanziario.

Invece di affidare le scelte politiche a referendum popolari, oggi la principale causa dell’aumento del debito nazionale deriva dal salvataggio delle banche organizzato dall’Unione Europea e dalla BCE.

I debiti bancari privati, ​​addossati ai bilanci statali dell’ Irlanda e Grecia, sono stati trasformati in tassazioni imposte ai contribuenti. Lo stesso vale per il bilancio degli Stati Uniti a cui sono stati ascritti 13 trilioni di dollari dal settembre 2008 (compresi i 5,3 trilioni di mutui ipotecari tossici dei giganti statunitensi dei mutui ipotecari Fannie Mae e Freddie Mac ascritti al bilancio governativo, e i 2 trilioni di dollari di swap tossici della Federal Reserve).

Tutto ciò è stato dettato dai procuratori del mondo della finanza, definiti eufemisticamente tecnocrati. Designati dai lobbisti creditori, il loro ruolo effettivo è di calcolare quanta disoccupazione e depressione siano necessarie per spremere un attivo di bilancio per pagare i creditori di debiti, ora registrati sui libri contabili dello Stato.

Ciò che rende questo calcolo autolesionista è il fatto che la contrazione economica – deflazione per debiti - rende il gravame del debito ancora più non risarcibile.

Né le banche, né le autorità pubbliche (o, se è per questo, nemmeno accademici di chiara fama) hanno preso in considerazione l’effettiva capacità economica di pagare i debiti, ossia di pagare senza avere una strozzatura dell’economia.

Attraverso i loro mezzi di informazione e i loro centri-studi, hanno convinto le popolazioni che il modo per diventare ricchi più rapidamente fosse quello di prendere in prestito denaro per acquistare immobili, azioni, obbligazioni e titoli di Stato, quando questi aumentavano di prezzo – essendo stati gonfiati dal credito bancario - e di revocare la tassazione progressiva della ricchezza imposta nel secolo scorso.

Per definire la questione in modo diretto, il risultato è sfociato in un sistema economico ciarpame. Lo scopo è quello di invalidare i controlli e i contrappesi pubblici, spostando il potere di pianificazione nelle mani dell’alta finanza, con la convinzione che questo si dimostra più efficiente della regolamentazione pubblica.

La pianificazione e l’imposizione delle tasse da parte dei governi vengono accusate di tracciare “la strada verso la schiavitù”, come se i “liberi mercati” controllati da banchieri, ai quali vengono concessi margini di azione sconsiderata e sprezzante, non fossero impostati su interessi particolari tali da risultare oligarchici e non democratici.

Ai governi si ingiunge di pagare debiti di salvataggio assunti non per difendere i propri paesi in uno stato di guerra come nel passato, ma a beneficio degli strati più ricchi della popolazione che trasferiscono le proprie perdite sui contribuenti.

La mancata considerazione delle richieste degli elettori pone i debiti nazionali risultanti su un terreno instabile politicamente e anche legalmente. I debiti imposti per decreto da governi o da agenzie finanziarie straniere a fronte di una decisa opposizione popolare possono essere solo di dimensioni ridotte, come quelli degli Asburgo e di altri despoti in epoche passate. In mancanza di una convalida popolare, questi debiti possono decadere insieme al regime che li ha contratti.

I nuovi governi dovrebbero agire democraticamente per subordinare il settore bancario e quello finanziario a porsi al servizio dell’economia, e non in modo contrario.

Intanto, dovrebbero imporre il pagamento delle imposte con la reintroduzione della tassazione progressiva dei patrimoni e delle rendite, spostando il carico fiscale sui redditieri ricchi di proprietà. La ri-regolamentazione del settore bancario e lo stabilire un’opzione pubblica per il credito e i servizi bancari potrebbero rinnovare il programma democratico e sociale che sembrava ben avviato un secolo fa.

L’Islanda e l’Argentina sono gli esempi più recenti, ma possiamo guardare indietro alla moratoria sui debiti di guerra interalleati e le riparazioni della Germania nel 1931 (*).

Sussiste un principio fondamentale, tanto matematico, quanto politico: i debiti che non possono essere ripagati, non lo saranno.


(fonte Michael Hudson -estratto da - La schiavitù del debito ha distrutto Roma e ci distruggerà se non ci poniamo fine)

mercoledì 4 gennaio 2012

Anche umiliato, mio padre operaio odorava di dignità

Cari lettori di Tra Verità e Menzogna, il mio invito a far circolare più possibile la lettera che segue.

Arriverà anche quel giorno...e quel giorno risplenderà il sole.

Come sempre Tra Verità e Menzogna...restate "Ad occhi aperti!"

Il vostro
Pinocchio & Giò

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dal Blog di Beppe Grillo http://www.beppegrillo.it/2012/01/la_lettera_del/index.html?s=n2012-01-04
- fonte - Luca Mazzucco http://www.libreidee.org


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La lettera del figlio di un operaio


"Ero tornato da poche ore, l’ho visto, per la prima volta, era alto, bello, forte e odorava di olio e lamiera.
Per anni l’ho visto alzarsi alle quattro del mattino, salire sulla sua bicicletta e scomparire nella nebbia di Torino, in direzione della Fabbrica.
L’ho visto addormentarsi sul divano, distrutto da ore di lavoro e alienato dalla produzione di migliaia di pezzi, tutti uguali, imposti dal cottimo.
L’ho visto felice passare il proprio tempo libero con i figli e la moglie.
L’ho visto soffrire, quando mi ha detto che il suo stipendio non gli permetteva di farmi frequentare l’università.
L’ho visto umiliato, quando gli hanno offerto un aumento di 100 lire per ogni ora di lavoro.
L’ho visto distrutto, quando a 53 anni, un manager della Fabbrica gli ha detto che era troppo vecchio per le loro esigenze.
Ho visto manager e industriali chiedere di alzare sempre più l’età lavorativa, ho visto economisti incitare alla globalizzazione del denaro, ma dimenticare la globalizzazione dei diritti, ho visto direttori di giornali affermare che gli operai non esistevano più, ho visto politici chiedere agli operai di fare sacrifici, per il bene del paese, ho visto sindacalisti dire che la modernità richiede di tornare indietro.
Ma mi è mancata l’aria, quando lunedì 26 luglio 2010, su “La Stampa” di Torino, ho letto l’editoriale del Prof. Mario Deaglio. Nell’esposizione del professore, i “diritti dei lavoratori” diventano “componenti non monetarie della retribuzione”, la “difesa del posto di lavoro” doveva essere sostituita da una volatile “garanzia della continuità delle occasioni da lavoro”, ma soprattutto il lavoratore, i cui salari erano ormai ridotti al minimo, non necessitava più del “tempo libero in cui spendere quei salari”, ma doveva solo pensare a soddisfare le maggiori richieste della controparte (teoria ripetuta dal Prof. Deaglio a Radio 24 tra le 17,30 e la 18,00 di martedì 27 luglio 2010)...Pensare che un uomo di cultura, pur con tutte le argomentazioni di cui è capace, arrivi a sostenere che il tempo libero di un operaio non abbia alcun valore, perché non è correlato al denaro, mi ha tolto l’aria. Sono salito sull’auto costruita dagli operai della Mirafiori di Torino. Sono corso a casa dei miei genitori, l’ho visto per l’ennesima volta. Era curvo, la labirintite, causata da milioni di colpi di pressa, lo faceva barcollare, era debole a causa della cardiopatia, era mio padre, operaio al reparto presse, per 35 anni, in cui aveva sacrificato tutto, tranne il tempo libero con la sua famiglia, quello era gratis. Odorava di dignità."

martedì 27 dicembre 2011

Banche inaffidabili



Cari lettori di Tra Verità e Menzogna, siamo così arrivati anche a quest'ultima settimana di fine anno e le cose, come si vede non sono tanto cambiate, anzi ci dovremo preparare al peggio.

Le aziende si preparano ad affrontare un nuovo esercizio ormai sfiuduciate da una politica e da un sistema bancario marcio sino alle sue più profonde radici.

Troppi gli interessi di pochi...

da Wall Steet Italia
Roma - Nuovo record storico per la liquidita' parcheggiata dalle banche dell'eurozona presso la Bce. Venerdì i depositi sono saliti a 411 miliardi di euro rispetto ai 346 del giorno precedente. Polverizzato il precedente picco storico di 384 miliardi toccato nel giugno 2010 in piena crisi del debito della Grecia. L'impennata dei depositi, remunerati dalla Bce allo 0,25%, segue la maxi-operazione di finanziamento triennale con cui la Bce ha fornito la scorsa settimana 489 miliardi di euro al tasso dell'1%. Le banche preferiscono parcheggiare la liquidita' nel porto sicuro della Bce piuttosto che prestarla ad altre banche a tassi piu' elevati assumendosi un rischio di controparte. Il risultato di questo comportamento, dovuto alla crescente avversione al rischio, si traduce nel blocco dei canali di trasmissione della politica monetaria e in forme di razionamento credito (credit crunch) a danno dell'economia reale.
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Come sempre , Tra Verità e Menzogna ...restate "Ad occhi aperti!"

Il vostro

Pinocchio & Giò

martedì 13 dicembre 2011

Meditate gente...meditate.



Cari lettori di Tra Verità e Menzogna, visto che questo blog è sempre più letto da fuori Italia, questo articolo aiuterà a comprendere meglio questo nostro belpaese.

Meditate gente...meditate, come ogni giorno ve la raccontano, ve la vendono e ve la rivendono.
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ROMA - Ci sono contratti e accordi. E poi le leggi, i regolamenti, le intese. Tutto è in regola, per carità.
Ma se ci si ferma un attimo a pensare, in alcuni casi, i cosiddetti diritti acquisiti diventano privilegi. In tema di indennità, stipendi, vitalizi e pensioni, negli ultimi tempi è stato scritto (e denunciato) di tutto e di più. Ma ora che si chiede a milioni di pensionati di rinunciare al recupero dell`inflazione e a migliaia di operai ed impiegati di restare diversi anni in più al lavoro la contraddizione prende le fattezze dello scandalo. Dalla «Casta» di Rizzo e Stella, a forza di non fare nulla, odi far finta di intervenire, siamo arrivati alle «Sanguisughe» di Mario Giordano, che nel suo ultimo volume mette in piazza (e alla berlina) tutte «le pensioni che ci prosciugano le tasche».

Se ne parla tra la gente, sui blog volano parole grosse, demagogia e populismo vengono sparse a piene mani. Ma questo non toglie che il problema esista.
In Parlamento, dove a fatica i presidenti Fini e Schifani stanno facendo marciare il taglio dei vitalizi, l`ultima volta che la questione è stata affrontata è stato tre giorni fa. La Commissione lavoro della Camera ha posto la questione dei trattamenti dei dipendenti degli organi costituzionali e delle Authority. Che non solo benefidano di stipendi ben più alti della norma, ma ancora oggi godono di un regime di assoluto privilegio. Intervento che viene definito «urgente e improcrastinabfie», per affrontare «situazioni di oggettivo privilegio, derivanti da aspetti abnormi del sistema retributivo, anche prevedendo il passaggio al calcolo contributivo prorata».

Bankitalia, a stretto giro di posta ha fatto subito sapere che i propri dipendenti sono completamente assoggettati al regime Inps. Dall`ultimo consuntivo del Quirinale, invece, si apprende che già da tempo ai suoi dipendenti si applicano norme più rigide col blocco delle progressioni automatiche ed il taglio degli assegni più alti (5-10% a seconda che si superino i 90 o i 150 mila euro).

Nonostante il giro di vite, però, i dipendenti possono ancora andare in pensione a 60 anni con 35 anni di contributi. E comunque ogni anno il Colle incassa contributi per 8 milioni e paga pensioni per 90 (38% del bilancio). Camera e Senato fanno anche peggio. Palazzo Madama, infatti, ogni anno spende per le pensioni circa 182 milioni, 209 la Camera su un budget complessivo oli 1 miliardo.

Sulla carta «fermo restando il collocamento a riposo d`ufficio per uomini e donne a 65 anni di età», nel caso del Senato, si può andare in pensione al compimento dei 60 anni se in possesso dei requisiti richiesti, ovvero 20 anni di servizio effettivo e 35 anni di contributi. In più c`è anche la possibilità di anticipare l`uscita a 57 anni, ma «con forti penalizzazioni». E ovviamente ancora tutti col vecchio sistema retributivo. Ora nel suo ultimo resoconto contabile il Senato annuncia «nuove e più restrittive disposizioni» ed anche alla Camera si parla di «inasprimento dei requisiti per il pensionamento di anzianità». Ma l`ultima nota di bilancio non chiarisce assolutamente come si intenda procedere.

Più si sale nella scala sociale e più certi trattamenti pensionistici appaiono agli occhi della gente comune scandalosi. La «pensione d`oro» per eccellenza, certifica l`Espresso nel suo ultimo numero, spetta a Mauro Sentinelli, classe 1947, che arriva a quota 1.173.205 euro lordi l`anno. Ovvero 3.259 al giorno.
Come c`è riuscito? Sentinelli, scrive Giordano sul suo blog, «quando è andato in pensione guadagnava 9 milioni di euro l`anno e si è avvalso della facoltà di passare dalla gestione speciale del fondo telefonici, che paga i contributi solo sulla retribuzione base, a quella obbligatoria dell`Inps, che prende in considerazione anche le altre voci della busta paga, a partire da benefit e stock option».

Legale, regolare, ma scandaloso. Dietro a Sentinelli, un altro «telefonico», Alberto De Petris, classe `43, (653.567 euro lordi/anno) e Mauro Gambaro, classe 1943, ex direttore generale di Interbanca oggi all`Inter, con 665.084.
Se poi si alza ancora di più lo sguardo ai palazzi «alti» escono altre cifre stellari.

Il presidente emerito Carlo Azeglio Ciampi cumula 30 mila euro/mese di pensione Bankitalia con 4000 euro dell`Inps ed i 19.054 euro dell`indennità da parlamentare, Oscar Luigi Scalfaro, oltre all`indennità di palazzo Madama (19.054) prende 4.766 euro netti al mese dall`Inpdap per avere esercitato l`attività di magistrato per tre anni (dal 1943 al 1946), Lamberto Dini incassa 18 mila euro da Bankitalia, 7000 dall`Inps e 19.054 dal Senato, Giuliano Amato invece cumula 22.048 euro mese dall`Inpdap coi 9.363 che gli da il Parlamento.
Quanto tempo fa Lilli Gruber ad «Otto e mezzo» ha osato chiedergli se fosse stato disposto a ridursi la sua pensione d`oro l`ex premier ha risposto piccato: «Non capisco la domanda». E la trasmissione si è chiusa così, nel gelo più totale. Commenta un frequentatore del blog di Giordano: «E se fosse arrivato il momento di introdurre una tassa sulle sanguisughe?

( fonte http://www.wallstreetitalia.com/)
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Pinocchio & Giò

domenica 11 dicembre 2011

Riserva Frazionaria




Cari lettori di Tra Verità e Menzogna , di seguito riporto l'articolo del 25 novembre di Francesco Carbone ( http://www.usemlab.com/) che illustra, con parole semplici, il concetto della riserva frazionaria.
Un invito a leggerlo con attenzione.
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Poniamo che di questi tempi vi venga in testa un'idea del tutto balorda: decidete di andare in banca a ritirare gran parte dei soldi che riposano sul vostro conto corrente. Non so, forse, stupidamente, siete convinti che essi possano stare più al sicuro da qualche altra parte. Forse, spaventati da trasmissioni demenziali che propongono il divieto di usare il contante, avete pensato che sarebbe meglio darsi una mossa e prelevarne una parte finchè si è in tempo.

In fondo non importa la ragione, voi semplicemente avete avuto questa balzana idea di andare in banca a prelevare parte dei vostri soldi in contante.

Entrate dopo aver svuotato almeno due volte le tasche nel portaoggetti, vi presentate allo sportello e reclamate il vostro ammontare costituito da almeno quattro cifre. Per ammontari più modesti non perdete neanche tempo, ricordatevi che c'è sempre a disposizione il bancomat, meraviglia del progresso e frutto dell'ingegno imprenditoriale, il quale vi offre il vantaggio di non costringervi a svuotare le tasche prima di unirvi agli altri clienti con il numerino in mano e in attesa di essere serviti.

Lo sportellista di banca, piuttosto allarmato soprattutto nel caso in cui l'ammontare richiesto sia non di quattro, ma addirittura di cinque cifre, chiama subito il direttore che arriva ansimando e comincia: la legge di qua, le disposizioni di là, la circolare di sopra, per l'antiriciclaggio di sotto, però ci voleva il preavviso... bla bla bla.. insomma per farla breve è chiaro che il vostro malloppo non ve lo sganciano volentieri. Leggendo alcune esperienze pubblicate sul web, qualche cliente più esuberante a questo punto si incazza pure alzando la voce e dicendo: «Ma stiamo scherzando?? Quei soldi sono miei, ho diritto a riaverli»!

A tal punto i casi sono due: o sganceranno quanto richiesto con evidente malumore, intimoriti soprattutto dagli schiamazzi che state facendo, oppure, rivelandosi ben più tosti e ostinati di quanto aveste creduto in prima battuta, vi convinceranno a ritornare un altro giorno.

In questo secondo caso, quando tornerete qualche giorno dopo potrete finalmente mettere le mani sul conquibus tanto a lungo trattenuto. Contenete però la vostra gioia, soprattutto nel caso in cui l'ammontare prelevato superi abbondantemente i venti o trentamila euro. La possibile visita di cortesia della Guardia di Finanza a casa vostra potrebbe infatti suscitare qualche perplessità e abbattere la vostra soddisfazione. Benché pare pongano solo qualche innocua domanda sulle ragioni della detestabile azione appena commessa, la sensazione di sentirsi implicitamente considerati al livello di uno sporco evasore, di un pericoloso bandito, di un esecrabile spacciatore, ai più non risulta affatto gradita.

In ogni caso, dopo aver portato a termine con successo la vostra balorda azione di ritirare il contante dalla banca, prendetevi qualche secondo e fate lavorare il cervello, fermatevi cioé a riflettere e ponetevi la seguente domanda:

DI CHI ERANO VERAMENTE QUEI SOLDI che figuravano a saldo del vostro conto corrente e che siete andati a reclamare con tanta tracotanza??

Sembra una domanda stupida, e invece si tratta di una delle domande più importanti del mondo.

Ponendoci questa domanda, infatti, caschiamo diritti di fronte all'INGHIPPO giuridico più eclatante e ben celato di tutti i tempi che tanti disastri sociali ed economici ha creato negli ultimi secoli.

Ripetiamo bene la domanda: DI CHI SONO VERAMENTE QUEI SOLDI che figurano sul vostro conto corrente??

Vediamo cosa recita la legge, cioè l'articolo 1834 del codice di civile:

"Nei depositi di una somma di danaro presso una banca, questa ne acquista la proprietà ed è obbligata a restituirla nella stessa specie monetaria alla scadenza del termine convenuto ovvero a richiesta del depositante, con l’osservanza del periodo di preavviso stabilito dalle parti o dagli usi"

ATTENZIONE alle sfumature: la banca ne acquisisce la proprietà! Cioè quei soldi SONO per legge DELLA BANCA che è tenuta a restituirli a RICHIESTA DEL DEPOSITANTE (?!?depositante???!!) con l’osservanza del periodo di preavviso stabilito dalle parti o dagli usi (avevano ragione sul preavviso, avevano ragione loro!).

In altre parole, questi soldi finchè non vi presentate a riprenderli e finchè effettivamente non ve li consegnano in mano, SONO di PROPRIETA' della banca benchè risultino apparentemente VOSTRI nel VOSTRO saldo di conto corrente.

E qua nella testa dei meno distratti sorge spontanea una bella domanda. Nel momento in cui la banca era DIVENTATA PROPRIETARIA dei VOSTRI soldi che avevate versate sul VOSTRO conto corrente, cosa diavolo ci aveva fatto? Li aveva messi da parte per custodirli, o li aveva usati per svolgere i propri affari?

Formuliamo la domanda in altra maniera.

Quei soldi presenti sul vostro conto corrente sono davvero a vostra disposizione (con l'osservanza del periodi di preavviso stabilito dalle parti o dagli usi) o sono stati prestati dalla banca a qualcun altro. E in tal caso, per quanto tempo li ha prestati?

Suvvia! Siate onesti! Se non siete proprio degli ingenuotti degni di un quadro naif, non potrete che dare la risposta giusta!

Ovvio che quei soldi la banca li ha prestati a qualcuno! Altrimenti come farebbe la banca a pagarvi gli interessi (peraltro ormai ridicoli) sulle giacenze di conto corrente? Ma allora, perchè avete schiamazzato dentro la banca reclamando i soldi all'istante! Stando così le cose, VOI non siete un DEPOSITANTE. VOI quei soldi li avete PRESTATI alla banca, non li avete DEPOSITATI in banca.

Riprendo dalle lezioni di Huerta de Soto:

"Se qualcuno venisse da noi e ci dicesse: «deposita i soldi presso di me, te li custodisco per bene, te li lascio sempre a completa disposizione e in più ti pago anche gli interessi», senza dubbio ci suonerebbe come un ottimo affare. Ma per credere che sia tutto vero bisognerebbe essere degli idioti. E' ovvio che c’è l’inganno, che c’è il trucco. Eppure sono proprio gli stessi termini che ci propone il banchiere e che accettiamo nel contratto di conto corrente".

Capito il trucco? Ci chiamano depositanti, la legge stessa ci definisce depositanti, ma in realtà noi siamo dei prestatori, siamo dei mutuanti!!!

Quindi se la banca questi soldi a sua volta li ha prestati a qualcuno (e non li ha prestati certo per 3-4 giorni o per una settimana), come diavolo fa a poterli restituire così, su due piedi, su improvvisa richiesta, o a distanza di qualche giorno, a chiunque si presenti in banca per ritirarli??

Ohibò. Signori, forse state cominciando ad avere qualche legittimo sospetto che fa sorgere altre domande.

Forse a questo punto vi chiederete anche, ma quando paghiamo o preleviamo con il bancomat una cifra inferiore, non vale lo stesso ragionamento? Come facciamo a disporre di una cifra che in realtà è di PROPRIETA' della banca e nel frattempo è stata prestata a qualcun altro magari per un periodo di tempo di due o tre anni? Ma che razza di magia è questa?

Insomma se questi euro li abbiamo prestati alla banca, e la banca li ha prestati a qualcun altro, essi sono quindi in mano o nel conto corrente ANCHE di qualcun altro.

Come fanno quindi gli stessi dannati euro ad essere a vostra disposizione anche sul vostro conto corrente?

Ancora una volta, quindi, chiediamoci: DI CHI SONO VERAMENTE QUESTI SOLDI?? Chi è il vero proprietario di questi fantomatici soldi? VOI, LA BANCA o il SOGGETTO TERZO al quale sono stati prestati?

Il bello, o il brutto, vedete voi, è che la banca quegli stessi soldi li ha prestati non a uno solo, ma ad altri nove soggetti ciascuno dei quali, proprio come fate voi li tiene su un conto corrente ed esattamente come voi pensa di essere il legittimo proprietario e pensa di disporne liberalmente (almeno fino alla scadenza del termine convenuto dal prestito concesso dalla banca).

QUINDI LA RISPOSTA QUALE E'?

CHI HA IL PIENO DIRITTO DI PROPRIETA' SU QUESTI SOLDI?

SONO DIECI SOGGETTI TUTTI CONTEMPORANEAMENTE?

E' possibile mai questa assurdità??

AHIME'... signori, questa assurdità è possibile: questa magia non è niente altro che la riserva frazionaria. Un paradosso frutto di un aborto giuridico creato appositamente per concedere al banchiere un privilegio unico ed estremamente potente.

La riserva frazionaria è anche la ragione per cui da che mondo è mondo si verificano forti cicli economici, accompagnati da devastanti crisi bancarie e sistemiche. Non sono gli speculatori, non sono i terremoti, non sono i commercianti o gli evasori, non sono la globalizzazione. i CDS, gli spread, lo short selling, o qualche altra diavoleria. E' la riserva frazionaria!

Con la Tragedia dell'Euro, con la crisi del Dollaro, con la crisi globale di questo III millennio siamo solo davanti al peggior ciclo e alla peggiore crisi di tutti i tempi. L'immensa forza devastatrice che questa crisi porta con sé e di cui abbiamo appena visto una prima leggera manifestazione nel 2008 e una seconda ancora leggera in questi ultimi mesi, è resa possibile dall'intervento sistematico delle banche centrali che per quasi 100 anni hanno posticipato il giorno della resa dei conti: quello in cui i 10 presunti proprietari della stessa cifra di denaro si presenteranno allo stesso sportello per richiedere lo stesso ammontare di denaro.

Ammontare di denaro, tuttavia, che non è più niente, solo un numero, al più un pezzo di carta colorato riproducibile a volontà dalla banca centrale. Però, quella riproduzione fisica a volontà, necessaria per soddisfare solo la metà di quei 10 proprietari, avrebbe conseguenze devastanti. Non a caso, con la scusa di fare la guerra a quegli appestati meglio noti come evasori fiscali, da qualche tempo è partita la campagna mediatica mirata a vietare, tassare, o abolire il contante.

E' infatti togliendo alla gente l'ultima pretesa di rivalere la proprietà del denaro su qualcosa di fisico, cioé smaterializzando al 100% il denaro, che l'aborto giuridico sottostante alla riserva frazionaria potrebbe essere tenuto nascosto ancora a lungo, mentre gli inevitabili effetti negativi ad esso collegati potrebbero essere posticipati ancora per qualche anno.

La sostanza tuttavia non cambia, il problema sotto c'è, si è stratificato per cento anni, oggi è enorme, la sua risoluzione sarà dolorosissima, e continuando a posticiparla con qualche escamotage tipo tassare o vietare il contante non si farà che aggravarla ancora.

Quindi se ancora non l'avete capito, questa crisi, questa enorme crisi non è niente altro che il risultato di una TRAGEDIA GIURIDICA. Al fine di privilegiare l'attività bancaria rispetto a ogni altra attività commerciale, per motivi ben noti a chi del tutto idiota non è, la legislazione sul contratto di deposito bancario ha lasciato una ampia e drammatica zona di grigio sulla proprietà del denaro che si muove attraverso il sistema bancario.

Se ogni conflitto, problema, crisi, è sempre riconducibile ad una cattiva definizione dei diritti di proprietà, la proprietà sul denaro bancario rimane totalmente indefinita e confusa a causa di un contratto che non costituisce né un deposito né un prestito ma vuole essere entrambe le cose allo stesso tempo. Questo è l'errore più tragico di tutti che sta a monte di qualunque problema economico del passato e del presente.

Se volete saperne di più e ancora non l'avete fatto, leggetevi uno in fila all'altro Cosa è il Denaro e La Tragedia dell'Euro, sono testi alla portata di tutti che dovrebbero essere letti da tutti già in età scolare. I principi e i concetti in essi contenuti dovrebbero essere noti a tutti coloro che hanno un conto in banca; dovrebbero fare parte della cultura di ogni indignato che si rispetti e che vuole evitare di tirarsi solo la zappa sui piedi; purtroppo, all'alba del terzo millennio, sono principi e concetti che neanche una persona su centomila conosce o sospetta minimamente.

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Come sempre Tra Verità e Menzogna , restate ..."Ad occhi aperti!"

Il vostro

Pinocchio & Giò


giovedì 8 dicembre 2011

Orecchie da mercante!

Cari lettori di Tra Verità e Menzogna, proprio vero chi siede al governo ha orecchie da mercante, finchè un giorno i giovani ...



Come sempre restate ..."Ad occhi aperti!"

Il vostro
Pinoccchio & Giò

Chi semina vento...raccoglie tempesta!!!


Mi è pervenuta una mail che riporto con piacere...
Come sempre
Tra Verità e Menzogna...restate "Ad occhi aperti!"

Il vostro
Pinocchio & Giò

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L'EUROPA CHIEDE DI AUMENTARE L'ETÀ

DELLE PENSIONI PERCHÉ IN EUROPA TUTTI LO FANNO.

NOI CHIEDIAMO, INVECE,

CHE SIA TOLTO IL FINANZIAMENTO PUBBLICO AI PARTITI COME SANCITO DAL REFERENDUM.
CHE LA CHIESA PAGHI L'ICI.

DI ARRESTARE TUTTI I POLITICI
CORROTTI , DI ALLONTANARE DAI PUBBLICI
UFFICI TUTTI QUELLI CONDANNATI IN VIA
DEFINITIVA PERCHÉ IN EUROPA TUTTI LO
FANNO.

DI DIMEZZARE IL NUMERO DI PARLAMENTARI
PERCHE' IN EUROPA NESSUN PAESE HA COSI'
TANTI POLITICI.

DI ELIMINARE TUTTI I POLITICI DELLE PROVINCE, PERCHE' CI SONO GIA' QUELLI DELLE REGIONI - DA 40 ANNI.

DI DIMINUIRE IN MODO DRASTICO GLI STIPENDI E I PRIVILEGI A PARLAMENTARI E SENATORI, PERCHÉ IN EUROPA NESSUNO GUADAGNA COME LORO.

DI POTER ESERCITARE IL "MESTIERE" DI POLITICO AL
MASSIMO PER 2 LEGISLATURE COME IN EUROPA TUTTI FANNO !!

DI METTERE UN TETTO MASSIMO ALL'IMPORTO
DELLE PENSIONI EROGATE DALLO STATO
(ANCHE RETROATTIVE), MAX. 5.000,00
EURO AL MESE DI CHIUNQUE, POLITICI E
NON, POICHE' IN EUROPA NESSUNO
PERCEPISCE 15/20 OPPURE 30.000,00 EURO
AL MESE DI PENSIONE COME AVVIENE IN ITALIA

DI FAR PAGARE I MEDICINALI VISITE SPECIALISTICHE E CURE
MEDICHE AI FAMILIARI DEI POLITICI
POICHE' IN EUROPA NESSUN FAMILIARE DEI
POLITICI NE USUFRUISCE COME AVVIENE
INVECE IN ITALIA, DOVE CON LA SCUSA
DELL'IMMAGINE VENGONO ADDIRITTURA
MESSI A CARICO DELLO STATO ANCHE GLI
INTERVENTI DI CHIRURGIA ESTETICA, CURE
BALNEOTERMALI ED ELIOTERAPIOCHE DEI
FAMILIARI DEI NOSTRI POLITICI.

CARI MINISTRI, NON CI PARAGONATE ALLA
GERMANIA DOVE NON SI PAGANO LE
AUTOSTRADE, I LIBRI DI TESTO PER LE
SCUOLE SONO A CARICO DELLO STATO SINO
AL 18° ANNO D'ETA', IL 90 % DEGLI GLI
ASILI E NIDO SONO AZIENDALI E GRATUITI
E NON TI CHIEDONO 400/450 EURO COME GLI
ASILI STATALI ITALIANI.

IN FRANCIA LE DONNE POSSONO EVITARE DI
ANDARE A LAVORARE PART TIME PER
RACIMOLARE QUALCHE SOLDO INDISPENSABILE
IN FAMIGLIA E PERCEPISCONO DALLO STATO
UN ASSEGNO DI 500,00 EURO AL MESE COME
CASALINGHE PIU' ALTRI BONUS IN BASE AL
NUMERO DI FIGLI .

IN FRANCIA NON PAGANO LE ACCISE SUI CARBURANTI
PER LE
CAMPAGNE DI NAPOLEONE, NOI LE PAGHIAMO
ANCORA PER LA GUERRA D'ABISSINIA !

NOI CHIEDIAMO CHE VOI POLITICI
LA SMETTIATE DI OFFENDERE LA
NOSTRA INTELLIGENZA, IL POPOLO

ITALIANO CHIUDE 1 OCCHIO, A VOLTE 2, UN
ORECCHIO E PURE L'ALTRO MA LA CORDA
CHE STATE TIRANDO DA TROPPO TEMPO SI
STA' SPEZZANDO.

CHI SEMINA VENTO,
RACCOGLIE ...TEMPESTA !!!