Storie di tutti i giorni. Se non credete a me , credete almeno a Pinocchio! (Questo Blog ...NON vuole essere assolutamente una rubrica nella quale si danno consigli , QUINDI.... NON SI DANNO CONSIGLI! Sono solo riflessioni,tutte discutibili,in parte personali, suggerite da voi,o semplicemente raccolte dall'informazione generale)
domenica 9 settembre 2012
Zeitgeist Moving Forward
Come sempre restate ..." Ad occhi aperti"
Il vostro amico
Pinocchio & Giò
venerdì 6 luglio 2012
mercoledì 4 luglio 2012
domenica 24 giugno 2012
Banche: Toglietemi tutto ...ma non il mio Breil!
Resto basito, non aggiungo altro ...
Tra Verità e Menzogna ...restate "Ad occhi aperti!"
Il vostro amico
Pinocchio & Giò
Carte di credito bloccate ai terremotati: “Accadde anche in Abruzzo” (audio)
La decisione presa dalla Barclays che si appoggia al circuito Visa. I cronisti del fattoquotidiano.it parlano con un operatore del call center : "E' vero, sono tutte bloccate da giorni, è stato fatto per precauzione". L'ufficio stampa della banca: "E' stato un errore". Ma c'è un precedente identico a L'Aquila
Molti sono sempre stati clienti-modello, di quelli che le banche sono solite trattare coi guanti: conti sempre in attivo e mai un problema di solvibilità. Eppure, una settimana fa, si sono trovati con la loro carta di credito Barclays inutilizzabile. Bloccata dall’istituto inglese per via della loro residenza nelle zone colpite dal sisma del 20 e 29 maggio.
Il primo a denunciare l’accaduto è Alessandro Osti, direttore della Confesercenti di Ferrara e residente in una delle città danneggiate dalle scosse. Subito ha raccontato la propria esperienza su Facebook: “Vado a fare rifornimento e, al momento di pagare, come al solito presento la carta che uso da ormai oltre quattro anni, circuito Visa ed emessa da Barclays. Stranamente la transazione mi viene rifiutata – si sfoga sulla sua pagina online – Pago in contanti ed esco. Al pomeriggio telefono e chiedo spiegazioni”. L’uomo chiama immediatamente il numero verde del servizio clienti messo a disposizione dalla banca ed ecco la risposta: “Lei abita in una zona dove è avvenuto il terremoto, potrebbe aver perso casa e lavoro e potrebbe non essere più in grado di pagare gli acquisti. Per questo Barclays ha bloccato le carte di chi abita in queste zone”. Osti rimane di sasso “Incredibile. Una dimostrazione perfetta della solidarietà delle banche”.
Contattato da ilfattoquotidiano.it, un operatore del call center dell’istituto conferma. “È vero. Tanti clienti delle zone terremotate non sono stati capaci di pagare la rata mensile. Per questo la banca ha deciso di bloccare tutte le carte attivate in quei comuni, in via precauzionale. È stato fatto per evitare che il sistema caricasse gli interessi a danno del cliente”. Secondo la banca dunque si tratterebbe di una misura presa in via precauzionale per salvaguardare il cliente, dal momento che ci sono stati alcuni casi di insolvenza tra i terremotati. Il dipendente ci tiene però a precisare: “Per riattivare la propria carta basta richiamare domani, dicendo di non aver avuto danni”.
Passano pochi minuti, la notizia fa il giro della rete e l’ufficio stampa della Barclays cambia versione, liquidando l’episodio come un “evento accidentale”. E poi corre ai ripari: “A fronte di alcune segnalazioni – si legge in una nota ufficiale – ci siamo accorti di aver generato un errore di procedura che ha determinato il blocco accidentale e del tutto involontario della carta di alcuni clienti. Tale blocco è stato prontamente rimosso”.
Uno spiacevole incidente, dunque. Eppure, basta fare un ricerca online, per scoprire che sulla Barclays erano piovute denunce simili anche all’indomani del terremoto de L’Aquila. Il 19 maggio 2009, infatti, il parlamentare dell’Italia dei Valori, Elio Lannutti, deposita in Senato un’interrogazione a risposta scritta: “Sono giunte segnalazioni di cittadini residenti nelle zone colpite dal terremoto dell’aprile 2009 – si legge – che lamentano di aver subito da parte dell’istituto bancario Barclays il blocco delle proprie carte di credito”. Il senatore riporta poi il caso di un cittadino aquilano, sfollato, che nonostante una posizione di solvibilità nei confronti della propria banca, si era ritrovato in mano una carta di credito Barclays non funzionante.
“La storia si ripete – commenta oggi Lannutti – Le banche non si sbagliano e in Abruzzo, oltre a bloccare le carte di credito, revocarono i fidi e misero ipoteche anche sulle macerie. Il governo ha evitato di affrontare la questione, pur ribadita anche dai familiari delle vittime che erano venuti a Roma per parlarne, ed è finita che i danni del terremoto del 2009 sono stati aggravati dall’incuria degli istituti di credito e della maggioranza”.
mercoledì 23 maggio 2012
Era ora... avanti i giovani!!!
Finalmente, era ora.
Una grande Parma.
Comunque e sempre dalla parte dei nostri figli, dei giovani.
Forza ragazzi.
Il vostro amico
Pinocchio & Giò
mercoledì 2 maggio 2012
Nel mezzo del cammin di nostra vita ...
Non entrerò nel merito delle singole specificità, i tanti amici che operano nei mercati finanziari, nel settore bancario, e non solo, ogni tanto si trasformano in cardellini e mi sussurrano all'orecchio.
Fosse stato almeno sufficiente per rimettere in moto la macchina, allora avremmo fatto a tutto questo buon viso, ma purtroppo non è stato così. Già si sapeva, perchè così si voleva.
Nel mezzo del cammin di nostra vita
mi ritrovai per una selva oscura,
ché la diritta via era smarrita.
Ahi quanto a dir qual era è cosa dura
esta selva selvaggia e aspra e forte
che nel pensier rinova la paura!
Come sempre Tra Verità e Menzogna...restate " Ad occhi aperti!"
Il vostro amico
Pinocchio & Giò
martedì 1 maggio 2012
1 Maggio...Ricordando le parole di Keynes
Cari lettori di Tra Verità e Menzogna,
il pensiero di John Maynard Keynes contro il Prof.Monti nella ricorrenza del 1 Maggio.
Come sempre non abbassate la guardia.
Tra Verità e Menzogna ...restate "Ad occhi aperti!".
Il vostro amico
Pinocchio & Giò
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Devo scegliere il lavoro come la più illustre delle vittime della nostra politica monetaria. In queste circostanze i datori di lavoro propongono di ristabilire l’equilibrio con una riduzione dei salari, quale conseguenza della maggiore precarietà, indipendentemente dalla riduzione del costo della vita: il che vale a dire riducendo il livello di vita dei lavoratori, i quali dovrebbero sopportare questo sacrificio per permettere di sanare una situazione di cui non sono assolutamente responsabili, e di cui non hanno alcun controllo.
Il fatto che questa appaia una soluzione ragionevole è di per sé una pesante critica al nostro modo di dirigere gli affari economici (anche se ciò non implica affatto che debbano essere i datori di lavoro a subire la perdita). Come ad altre vittime della transizione economica del passato, ai lavoratori non si offre altra scelta che la fame o la sottomissione, mentre i frutti della loro sottomissione vanno a beneficio di altre classi.
Sul piano della giustizia sociale la riduzione dei salari dei lavoratori è insostenibile. Sono le vittime sacrificate al Moloch dell’economia, rappresentano in carne e sangue i “riassestamenti fondamentali” elaborati dal governo nazionale, dalla Commissione Europea e dalla Banca Centrale Europea per soddisfare l’impazienza con cui i sacerdoti dei “mercati” vogliono livellare i differenziali tra i tassi d’interesse dei titoli di stato dei paesi periferici rispetto a quello della Germania. I lavoratori sono il “modesto sacrificio” ancora necessario per garantire la stabilità dell’Euro. La critica situazione dei lavoratori è la prima, ma non l’ultima (a meno che non ci assista molta fortuna) delle “conseguenze economiche del Professor Monti” (e della signora Merkel).
La verità è che siamo al bivio fra due teorie della società economica. L’una sostiene che i salari dovrebbero essere determinati facendo riferimento a quanto è “giusto” e “ragionevole” in un rapporto tra classi. L’altra, la teoria del Moloch economico, afferma che i salari dovrebbero essere determinati dalla pressione economica, altrimenti detta “realtà dei fatti”, e che tutta la nostra grande macchina debba procedere a rullo compressore, tenendo presente soltanto l’equilibrio generale, senza prestare attenzione alle conseguenze che comporta sui gruppi sociali.
L’Euro, affidato com’è al puro caso, con la sua fede nei “riassestamenti automatici” e la sua grande indifferenza ai particolari di carattere sociale, è l’emblema sostanziale, l’idolo di quelli che siedono nella cabina di comando.
Ritengo che nel loro cinismo, nel loro vago ottimismo, nella loro confortante fiducia che nulla di veramente grave possa accadere, vi sia temerarietà infinita. Nove volte su dieci nulla di veramente grave accade. Ma se continuiamo ad applicare i principi di una politica economica elaborata sulle ipotesi del laissez-faire e della libera concorrenza, vediamo che si verifica il decimo caso e, fra l’altro, conduciamo il gioco stupidamente.
Questo testo è stato scritto da Keynes nel 1925 come 5° capitolo del pamphlet “Le conseguenze economiche di Winston Churchill”. A parte qualche taglio ed attualizzazione (in quello scritto Keynes prevedeva la crisi che sarebbe arrivata quattro anni dopo, noi la stiamo già vivendo), ci siamo limitati a sostituire Churchill con Mario Monti (ed Angela Merkel), il gold standard con l’Euro, i minatori con i lavoratori in genere, La Banca d’Inghilterra con la BCE, il Tesoro di Sua Maestà con il governo e la Commissione UE e il cambio dollaro/sterlina con lo spread. E’ davvero sorprendente l’attualità del testo. Dopo 87 anni il dibattito è ancora lo stesso: far pagare la crisi a chi non può difendersi, oppure ribaltare la prospettiva, per il bene di tutto il Paese.
“Le conseguenze economiche di Winston Churchill” si può trovare nel volume “Keynes, Esortazioni e profezie” edito da “Il Saggiatore”.
(fonte : keynesblog)
mercoledì 25 aprile 2012
Via i mercanti dal tempio!
Troverete inoltre la Mozione di Lidia Undiemi.
Soffermatevi a leggerla, non sarà tempo sprecato.
Come sempre Tra Verità e Menzogna ...restate " Ad occhi aperti!"
Il vostro amico
Pinocchio & Giò
PROPOSTA DI MOZIONE PARLAMENTARE CONTRO L’ESM - preparata da: Lidia Undiemi
Premesso che:
nel 2007, a seguito dell'esplosione della bolla speculativa statunitense, il crollo di grandi istituti finanziari si è ripercosso in molte parti del mondo, compresa l'Europa. Ciò ha permesso di aprire squarci di verità sui metodi utilizzati dagli speculatori per realizzare ingenti utili, "fittizi" poiché sganciati, soprattutto in termini di responsabilità, dalle attività produttive poste alla base dell'emissione degli strumenti finanziari derivati.
Il dibattito sulle cause della crisi è praticamente scomparso dalla scena pubblica per riapparire, quasi come un castigo divino, in un momento ben preciso, ossia quando alcuni stati, come l'Italia, privi di una seria politica nazionale di sviluppo economico, si sono ritrovati in grave difficoltà nel piazzare sostanzialmente il rinnovo, nonché l'aumento, del proprio debito pubblico attraverso l'emissione di nuovi titoli di Stato.
In un contesto di questo tipo le politiche di austerity rappresentano un sacrificio drammaticamente inutile per i cittadini in quanto si tratta di versare ulteriore liquidità nel "buco nero" della finanza speculativa.
In questa ulteriore fase iniziano a diffondersi altri importanti aspetti della grande crisi, come l'intreccio del debito pubblico fra diverse nazioni modello "effetto domino" e le difficoltà degli istituti finanziari che detengono una quantità enorme dei titoli pubblici delle nazioni "deboli". Un esempio? La società finanziaria MF Global è fallita perché nel suo portafoglio c'erano troppi titoli di stato dei paesi europei più indebitati.
Questo è uno dei principali motivi per cui si cerca una soluzione globale in ambito europeo.
Sulla limitatezza degli effetti degli stimoli fiscali e monetari non sono mancati commenti critici da parte di diversi economisti, fra cui John Taylor, Robert Barro e il neo-nobel Thomas Sargent, e dato che i tecnici vanno di moda, forse è il caso di dare maggiore visibilità a quelle scuole di pensiero che si sono rivelate più coincidenti con la realtà dei fatti.
Il meccanismo europeo di stabilità finanziaria è lo strumento scelto dalla politica di Bruxelles per fornire assistenza finanziaria ai paesi in difficoltà, sulla base, si badi bene, del rispetto da parte dello Stato (potenziale) debitore di determinate condizioni di politica interna – "rigorose condizionalità" – negoziate con l'ESM.
Il trattato ESM non è semplicemente un insieme di regole finalizzate ad ottenere la stabilità finanziaria della zona euro ma, si presti molta attenzione a questo passaggio, si tratta di un documento che disciplina l'istituzione di un organismo finanziario internazionale dove i 17 paesi aderenti, compresa l'Italia, dovranno negoziare, non in qualità di stati sovrani ma di soci e di debitori, scelte di politica interna al fine di ottenere la liquidità necessaria per evitare il default.
Immunità ed altri privilegi, scudi patrimoniali e potenti protetti da eventuali interventi giudiziari, rappresentanti di paesi e finanziatori di un organismo intergovernativo che sostituiscono i parlamentari nella scelta delle politiche nazionali ed operazioni finanziarie "inviolabili". Queste sono le principali caratteristiche dell’ESM.
Le tanto criticate anomalie del sistema "Italia" stanno trovando piena legittimazione nel contesto comunitario.
Il trattato ESM prevede che gli stati che intendano ricevere un prestito dall’organizzazione debbano pagare un tasso di interesse il cui limite non è stato nemmeno definito.
L’obiettivo della stabilità finanziaria della zona euro non può essere raggiunto affidando il fondo "salva-stati" ad una istituzione finanziaria che intende lucrare sui disagi economici e finanziaria dei paesi in difficoltà, visto che si tratta di tutelare le economie nazionali contro la finanza speculativa, indiscussa protagonista della crisi.
Se i parlamenti nazionali ratificano l'entrata in vigore del trattato ESM si potrebbero anche verificare scenari di retrocessione civile che nemmeno il più visionario dei registi sarebbe oggi in grado di rappresentare.
I privati, sostanzialmente potenziali finanziatori come ad esempio la Cina, sono ammessi, in qualità di "osservatori", a partecipare alle riunioni (del consiglio dei governatori e del consiglio di amministrazione) che hanno ad oggetto la valutazione della concessione del credito al paese richiedente nonché la definizione delle rigorose prescrizioni di politica economica da imporre alla nazionale "minacciata". Questa ingerenza si traduce nel serio rischio che a dettare le "rigorose condizionalità" da applicare nel territorio dello Stato debitore siano coloro che concedono i soldi al fondo che, in tal senso, vestirebbe i panni di mero interposto.
Per tali ragioni, si ritiene che la politica nazionale rischia di diventare oggetto di contrattazione finanziaria.
Per comprendere la pericolosità dell’ESM, basta semplicemente osservare ciò che è accaduto in Grecia. La Troika ha concesso i piani di salvataggio in cambio di una serie di richieste che per Atene si sono tradotti in cessione di sovranità. Si pensi alle condizioni imposte in materia di tagli alla spesa, ai dipendenti pubblici e alle pensioni. In tal senso, la politica nazionale diventa oggetto di contrattazione finanziaria.
Membro, socio, parte contraente o creditore, sono i nuovi ruoli con cui si intende misurare il potere di una nazione sul proprio territorio. Strappare i panni istituzionali ad uno Stato per costringerlo a confrontarsi nella giungla dei mercati finanziari in qualità di grande debitore, dove chi detta legge è chi possiede più denaro, significa indirizzare la Costituzione verso una umiliante sottomissione a quelle folli logiche speculative che appaiono come l'immagine, sempre meno sfocata, dell'anticamera di una pericolosissima dittatura economica.
L’entrata in vigore dell’ESM è subordinata all’approvazione da parte del Parlamento di due disegni di legge, quello relativo alla modifica dell’art. 136 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea (ddl n. 2914) e quello riguardante specificatamente il trattato ESM, firmato per la prima volta l’11 luglio 2011 – per l’Italia dall’ex ministro Tremonti – e riproposto con qualche modifica il 2 febbraio 2012 (ddl n. 3240).
Estrema attenzione merita anche il mercato interbancario dove le concessioni di liquidità da parte della BCE assumono toni preoccupanti. In condizioni pressoché normali, se una banca necessita di liquidità chiede un prestito ad altri istituti di credito che hanno maggiori disponibilità. Perché interviene la BCE con un rilevante grado di assistenzialismo? La situazione di crisi bancaria è talmente grave che le banche a corto di liquidità non riescono a trovare istituti che stanno meglio. Non meno attenzione merita lo strumento finanziario con cui la BCE fornisce moneta alle banche. Si chiama LTRO (Long Term Refinancing Operation), rifinanziamenti a 36 mesi, una scadenza definita da esperti analisti lunga ed anomala per il mercato interbancario. Oltre a pagare un tasso di interesse vicino all'Euribor la banca è tenuta a lasciare dei titoli in garanzia presso la BCE. Sulla qualità dei titoli da depositare sono state sollevate diverse critiche in quanto potrebbero essere oggetto di garanzia anche titoli di Stato che attualmente hanno difficoltà ad essere piazzati sul mercato. La BCE investe dunque le proprie disponibilità in favore di banche correndo grossissimi rischi di indebitamento e togliendo risorse all'economia reale. Non solo le banche vengono praticamente assolte e premiate senza aver nemmeno verificato perché si sono ritrovate in stato di crisi, ma ottenendo inoltre denaro all'1% possono tranquillamente lucrare proponendo al mercato tassi ben più alti. Non rassicura certamente il fatto che i crediti in ambito ESM, prima ancora quelli del FMI, godranno di privilegio. Il rimborso del debito rappresentato dai titoli che la BCE ha eventualmente preso in garanzia dalle banche potrebbe avvenire soltanto dopo che lo stesso Stato debitore ha pagato l'organizzazione finanziaria. Si potrebbe verificare la paradossale situazione che la BCE, nonostante gli scontri politici sugli Eurobond e l'impossibilità di potere acquistare titoli di Stato sul mercato primario, veda drasticamente ridurre il proprio ruolo istituzionale, con gravi ripercussioni sugli assetti produttivi degli stati membri.
Si esprime contrarietà a considerare come fonte di tutti i mali della finanza l'influenza esercitata dalle agenzie di rating sui mercati mondiali. Si pensi a molte grandi aziende italiane che sono state ridotte all'osso da parte dei tanti "capitani coraggiosi" che hanno lasciato senza lavoro centinaia di migliaia di lavoratori in nome di uno spregiudicato arricchimento personale nemico dell'economia reale e dei conti pubblici. Operazioni di trasferimenti di rami di azienda e di rapporti di controllo societario sono state alla base delle grandi trasformazioni subite da entità come Unicredit e Telecom a seguito delle quali, con grave indifferenza politica, sono emersi problemi di crisi e richieste di aiuti di Stato. E' bene ricordare che la Corte dei Conti, in occasione dell'inaugurazione dell'anno giudiziario 2011, ha denunciato che le esternalizzazioni e le privatizzazioni si sono ridotte a un mezzo per la gestione clientelare del potere politico-amministrativo. Ancor prima delle politiche di austerity e di scagliarsi contro le agenzie che danno i voti l'attuale governo dovrebbe occuparsi di svuotare le tasche ai pericolosi ladri in giacca e cravatta.
Rilevato che:
L'ESM intende operare come un qualsiasi istituto finanziario, erogando prestiti, rivolgendosi al mercato per potere soddisfare le richieste di concessione di denaro al fine di ottenerne un profitto. Basti pensare che lo Stato debitore dovrebbe corrispondere all'ESM un prezzo pari alla somma del costo del finanziamento e degli interessi in favore dell'ESM ad un tasso non definito nell’ultima versione del trattato.
Se lo Stato in difficoltà non riesce a far fronte ai propri impegni finanziari non può esercitare i propri diritti di voto per tutta la durata dell’inadempienza.
Il capitale sociale è pari a 700 miliardi di euro di cui solo 500 saranno prestabili. Si discute di un rilevante potenziamento. L'Italia, la Francia e la Germania posseggono assieme 392.589.190.000 miliardi, e poiché per raggiungere il quorum dei 2/3 nelle decisioni è necessario che questi tre paesi si aggiunga anche solo la Spagna per imporre scelte ai restanti 13 Stati non si può certo dire che l'obiettivo di stabilità finanziaria, così come inteso dai sostenitori del trattato, rispecchi valori democratici. Di questo importo, 80 miliardi di euro saranno sotto forma di capitale versato fornito dagli Stati membri della zona euro. Le quote da versare citate dal ministro Monti si riferiscono a questo importo. I I restanti 620 miliari di euro sono sotto forma di "capitale richiamabile" e i paesi aderenti al trattato si vincolano "irrevocabilmente e incondizionatamente si impegnano a fornire il loro contributo per lo stock di capitale autorizzato" pena l'applicazione di sanzioni. Quindi, se lo Stato membro dell'ESM non trova i soldi da versare allora dovrà, sotto una non meglio definita "procedura di sorveglianza", essere adeguatamente "sanzionato".
Con la ratifica del trattato l'Italia si impegna a versare 125.395.900.000 miliardi di euro, a cui si aggiungeranno, con molta probabilità, i prestiti eventualmente richiesti per far fronte alla crisi di liquidità. Di certo, tali somme non potranno essere coperte con l’emissione di titoli di debito pubblico, e sarebbe estremamente riduttivo, nonché fuorviante, fornire rassicurazioni circa il versamento delle prime rate che appaiono estremamente limitate rispetto ai vincoli finanziari assunti.
L'organizzazione è diretta da un consiglio dei governatori e da un consiglio di amministrazione.
Mentre sul consiglio dei governatori c'è almeno formalmente un minimo di controllo democratico, visto che è formato dai ministri delle finanze dei paesi aderenti, il consiglio di amministrazione assume toni opachi in quanto i suoi membri sono nominati dai governatori e possono essere revocati in qualsiasi momento. Visto l'ampio potere decisionale concesso dal trattato al consiglio di amministrazione e l'importanza che l'ESM intende assumere nella gestione della politica internazionale queste disposizioni si adattano più a storie di fantapolitica che alla realtà, specialmente se si considera che i membri dell'organizzazione, compresi quelli dello staff, sono immuni da procedimenti legali in relazione ad atti da essi compiuti nell'esercizio delle proprie.
Nell’ambito dell’ESM le istituzioni europee assumono un ruolo residuale, dato che il potere decisionale relativo alla procedura per la concessione di finanziamento è attribuito al consiglio dei governatori.
Scoperto che:
oltre all'immunità per i membri dell'ESM, il trattato stabilisce che "i beni, le disponibilità e le proprietà del MES, ovunque si trovino e da chiunque siano detenute, non possono essere oggetto di perquisizione, sequestro, confisca, esproprio e di qualsiasi altra forma di sequestro o pignoramento derivanti da azioni esecutive, giudiziarie, amministrative o normative". Inoltre, "tutti i beni, le disponibilità e le proprietà del MES sono esenti da restrizioni, regolamentazioni, controlli e moratorie di ogni genere".
Gli archivi ed i locali del MES, ed i documenti appartenenti o detenuti dal MES, sono inviolabili.
Nel trattato si fa riferimento all'importazione di merci, e ciò fa sorgere il dubbio che, oltre a voler lucrare sulle esigenze di liquidità dei paesi in difficoltà, l'ESM intende espandere le proprie attività fino ad arrivare alla commercializzazione dei prodotti calpestando totalmente il motivo per cui se ne chiede l'introduzione, ossia la stabilità finanziaria dell'area euro.
Compreso che:
Senza l'attuazione di riforme strutturali in ambito comunitario finalizzate a proteggere l'economia reale dalla finanza speculativa non c'è altra strada che la sottomissione alle potenze economiche dei paesi emergenti. Non bisogna infatti commettere l'errore, potenzialmente fatale, di credere che la crisi si risolve togliendo dalle mani delle agenzie di rating la gestione delle dinamiche finanziare. E' vero che queste società godono oggi di un potere spropositato ma non si può nemmeno negare che gli speculatori, troppo spesso appoggiati dalla politica, hanno svuotato dall'interno i principali contesti produttivi delle economie nazionali.
Impegna il governo:
? A discutere pubblicamente del trattato ESM.
? Ad abbandonare la linea politica dell’attribuzione del peso della crisi ai cittadini mediante le politiche di austerity.
? A far pagare la crisi a coloro che l’hanno generata prendendo atto del fatto che le principali cause del malessere del nostro paese sono la corruzione politica e la speculazione finanziaria.
? A proporre in sede europea lo "stralcio" del trattato ESM e di lavorare per un governo straordinario della finanza e del debito pubblico valorizzando e responsabilizzando le istituzioni nazionali e comunitarie, abbandonando l’obiettivo di consentire a rappresentanti di organizzazioni intergovernative di potere operare godendo di immunità ed altri privilegi.
? Costituire dei tavoli "tecnici" per effettuare un'analisi, in via sperimentale, dello "stato di salute" delle più grandi aziende europee al fine di studiare e comprendere i meccanismi e le operazioni che ne stanno determinando lo stato di crisi.
? Lavorare per la realizzazione di un progetto di politica legislativa volto a convertire il "processo crisi" in "processo di sviluppo" attraverso l'introduzione di strumenti di difesa dell'economia reale nel rispetto della libertà di iniziativa economica.
? A fornire chiare ed inequivocabili indicazioni circa gli strumenti operativi che si intendono adottare per evitare che non siano le stesse banche ad offrire mediante l’ESM prestiti alle nazioni in difficoltà. Ciò determinerebbe una ingiusta operazione speculativa contro i cittadini, visto che gli istituti di credito, avendo ottenuto denaro all’1% dalla BCE, potrebbero ottenere un guadagno "politico-speculativo" netto di almeno il 3% in termini di interessi negativi per gli stati debitori.
? A rendere noti i mezzi attraverso cui intende evitare il rischio della partecipazione "occulta"della criminalità organizzata ai grandi piani di finanziamento dell’ESM, e a specificare in che modo la "inviolabilità" dei documenti possa incidere positivamente nel raggiungimento di tale obiettivo.
domenica 4 marzo 2012
A scuola con la gomma e con la penna...
Molti economisti illustri vi stanno dicendo che le cose si stanno rimettendo al meglio. Forse sarà anche così, ma io non ci credo.
Continuiamo a cancellare debito facendo altro debito. Le banche, come ad esempio quelle europee, continuano a prendere a prestito immense quantità di denaro dalla BCE ad un tasso all'1% da restituirsi con comodo in parecchi anni, per poi andare a comprare titoli di stato o altre obbligazioni che hanno in pancia, speculando e lucrando sulla gente.
Un vortice vizioso.
Si dice che LTRO potrà durare a lungo , forse all'infinito.
Con ciò qualsiasi teoria economica studiata sinora nelle univesità deve essere riposta nel cassetto, la realtà dei fatti sembra tutt'altra.
Io sono sempre più convinto che prima o poi vi sarà un tale botto che porterà questo nostro mondo indietro non di decenni, ma di secoli.
Per cancellare questo debito bisogna prendere la gomma e non la penna!
Come sempre, Tra Verità e Menzogna ...restate" Ad occhi aperti!"
Il vostro
Pinocchio & Giò
giovedì 12 gennaio 2012
Il peccato originale della disobbedienza(fiscale)

Cari lettori di Tra Verità e Menzogna, a seguire un interessante articolo di Oscar Giannino.
Come sempre ...restate " Ad occhi aperti!" .
Il vostro
Pinocchio & Giò
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Disobbedienza fiscale: i presupposti dimenticati, è ora di riscoprirli.
E’ tempo di riscoprire i presupposti della disobbedienmza fiscale. Pubblica e organizzata. Befera e l’Agenzia delle Entrate ed anche Equitalia non c’entrano. Chi manda bombe e proiettili, è il nostro nemico e deve smetterla al più presto. Perché ci sono cascati tutti o quasi. Per l’ennesima volta. Ed è anche per questo che nutro una considerazione sempre più elevata per Attilio Befera, il capo dell’Agenzia delle Entrate e di Equitalia, e per la sua squadra che da anni ha mutato assetto organizzativo, efficacia e risultati concreti della lotta all’evasione, in perenne crescita. Non è un camaleonte perché confermato da sinistra e destra, come ha titolato La Stampa, perché in un Paese iperammalato di spoil system se Visco e Tremonti gli hanno dato fiducia è solo per i risultati concreti. E non è vero che la lena delle Entrate si è attenuata quando non c’era Visco, come l’intemerato deus ex machina fiscale della sinistra ha tuonato in un’intervista dopo Cortina. Al contrario, Befera coglie nel segno non solo perché il recuperato fiscale è cresciuto sempre e raddoppiato in cinque anni superando gli 11 miliardi in 12 mesi. Va a segno anche perché si è fatto aumentare i poteri sia dalla destra che dal governo dei tecnici. E perché l’azione delle Entrate si svolge anche con un abile occhio agli echi mediatici delle sue iniziative. Dai vip dello sport alle star dello spettacolo ai vacanzieri di Cortina, l’incazzatura dei lavoratori dipendenti soggetti senza scampo al sostituto d’imposta è assicurata. Ma il problema non è Befera e non sono i suoi. Fanno tostamente il loro mestiere. Il viso dell’arme è ciò che lo Stato chiede loro. Servono lo Stato. Il problema è la politica, che dello Stato scrive le leggi fiscali. Anzi i decreti legge, le circolari e i regolamenti, in violazione dell’articolo 23 della Costituzione che prescrive la riserva di legge assoluta per i nuovi tributi. Il problema è la giustizia, che tanto in Cassazione quanto alla Corte costituzionale ha accumulato una terrificante giurisprudenza a senso unico, per la quale in materia fiscale lo Stato ha praticamente sempre ragione. Ha sempre ragione, anche quando asimmetricamente pretende per sé un rispetto assoluto dei tempi di versamento e del quantum gli si deve, mentre per pagare le fatture dovute ai privati o per il rimborso dei crediti fiscali impiega discrezionalmente anni. Ha sempre ragione, anche quando stabilisce e pretende che per la sola temeraria decisione del contribuente di accedere a contenzioso fiscale, questi debba versare allo Stato subito un terzo di ciò che lo Stato pretende e che i contribuente contesta, con in più oneri e aggi. Ha sempre ragione, anche se nel contenzioso il giudice tributario non è affatto terzo rispetto a contribuente ed Entrate, ma di fatto parte esterna e concomitante dell’amministrazione tributaria. Ha sempre ragione, anche quando con il governo Monti lo Stato dispone il pieno accesso delle Entrate non solo ai conti bancari con relativi saldi, ma a qualunque operazione bancaria da parte di chiunque. Col che in nome della lotta all’evasione e al riciclaggio passiamo da una foto statica del patrimonio e dei saldi bancari di noi tutti all’integrale film comportamentale di qualunque cosa facciamo per ogni singola unità di tempo. In maniera che un pm potrà anche solo da una successione di operazioni bancarie nel tempo incardinare fascicoli identificandoli come ipotesi di reato. E la Costituzione, dove la mettiamo?
Gli studi di settore, per anni divenuti strumenti induttivi dai quali far discendere unilateralmente da parte dello Stato cifre d’affari, basi imponibili e imposte dovute e pretese, prescindendo da ciò che capita davvero in concreto a ciascuna microimpresa artigiana o professionale interessata, non sono forse in violazione dell’articolo 53 della Costituzione sulla capacità contributiva individuale? E i conti correnti in toto girati allo Stato, non sono violazione dell’articolo 15 della Carta Fondamentale? Quell’articolo che testualmente afferma: “la libertà e la segretezza della corrispondenza e di ogni forma di comunicazione sono inviolabili. La loro limitazione può avvenire soltanto per atto motivato dell’autorità giudiziaria con le garanzie stabilite dalla legge”?
Il diritto naturale pre esiste a ogni statuizione dell’ordinamento positivo, per chi non è hegeliano sostenitore dello Stato etico, e non fa differenza se sia rosso o nero a seconda di quale filone dei discepoli di Fichte abbia fondato le rispettive ideologie politiche. Ma ogni più sacro fondamento del diritto di persone e individui viene da anni sempre più calpestato, in materia fiscale. Perché lo Stato assetato di risorse si dà ragione nel diritto e nella giurisprudenza. Persino l’abuso di diritto, secondo la Repubblica italiana e i suoi giudici, si configura solo a carico del contribuente contro lo Stato e mai viceversa. Nemmeno quando l’Agenzia delle Entrate non rimuove i pignoramenti su appartamenti per debiti fiscali contestati inferiori agli 8mila euro, come pure una sentenza di Cassazione avrebbe stabilito nel 2010.
Quando si muovono tali obiezioni una risposta corale viene immediatamente dal fronte statalista, che di fatto ha accomunato negli anni sinistra, destra e oggi governo dei tecnici, tutti uniti nella sacra parola d’ordine “lotta all’evasione”, tutti dimentichi e conniventi dello scandalo di una pressione fiscale in perenne crescita, salita di oltre 20 punti di Pil in una sola generazione, al continuo inseguimento di una spesa pubblica superiore a metà del prodotto nazionale, scandalosamente inefficiente e clientelare, al servizio degli interessi di chi protempore amministra lo Stato perennemente, impunemente e sfacciatamente spacciati per interesse generale. La risposta corale del fronte statalista è “vergogna, voi difendete quei criminali abietti che sono gli evasori”.
Le quattro mosche bianche residue liberali ne hanno le tasche piene, di questa accusa. Non serve aver letto e citare de la Boètie e John Locke, sant’Agostino e san Tommaso, Thomas Jefferson e l’abate Mably (che pure è fondatore del socialismo utopico, più che liberale), i fondamenti del diritto naturale in materia fiscale che hanno ispirato le grandi evoluzioni liberali della Storia, la testa tagliata di Carlo I e la Glorious Revolution del 1688, la rivolta delle Colonie americane e la nascita egli Stati Uniti. Ti aggrediscono come un nemico del popolo, dicono che vuoi sottrarre risorse ai servizi pubblici. Quando invece è vero il contrario. Loro mandano in tv spot tambureggianti in cui l’evasore è accusato di rubarmi in tasca, quando invece tutto ciò che lo Stato recupera se lo tiene per sé come spesa aggiuntiva, mica lo retrocede a chi le tasse le paga per premiarlo: ed è colpa suprema del centrodestra, non aver riconosciuto e introdotto tale principio.
E allora, penso io, è tempo che i liberali si organizzino. E che pensino alla disobbedienza fiscale. Quella pubblica e autodichiarata. Esposta a pene che spacchino e facciano discutere l’opinione pubblica per aprire gli occhi e risvegliare coscienze dormienti. Alla ricerca di magistrati che incardinino presso la Corte costituzionale giudizi incidentali che sollevino il problema dell’incostituzionalità di una delle tante aberrazioni fiscali che nel nostro Paese ci hanno reso servi di fatto, da cittadini di nome. Ce ne sarà almeno uno, su settemila magistrati, che la pensi così. E che segua la stessa strada per cui la Germania 10 anni fa è tornata a un sacro rispetto di un tetto, aggiornato anno per anno con pubblico voto parlamentare, di reddito personale e familiare intangibile a ogni pretesa dell’ordinamento. E’ bastato stabilire questo, perché spesa pubblica e imposte siano scesi in equilibrio di quasi 7 punti di Pil, liberando energie potenti per la crescita del Paese e del benessere di ciascuno.
Le basi di diritto, per la disobbedienza civile fiscale? Ci sono eccome. Prendete La giustizia costituzionale di Gustavo Zagrebelsky, presidente emerito della Corte e teso sacro alla sinistra. A pagina 276 dell’edizione 1988 leggerete: a) la legge incostituzionale non è obbligatoria; b) tuttavia non è neppure obbligatoria la disobbedienza ad essa, tale disobbedienza essendo solo consentita o ammessa; c) la disobbedienza alla legge è invece giuridicamente doverosa nei casi i cui i singoli si rappresentino con piena consapevolezza l’indiscutibile incostituzionalità della legge.
martedì 10 gennaio 2012
Unicredit: impone a filiali giro di vite su credito
Unicredit: impone a filiali giro di vite su credito (fonte : Borsa Italiana)
MILANO (MF-DJ)--"Al momento, la nostra banca ha un eccesso di credito rispetto alla raccolta diretta. Lo squilibrio e' notevole e ci impone sia di limitare l'espansione in modo selettivo scegliendo le operazioni che ci interessano di piu' in termini di ritorni commerciali e reddituali sia di migliorare la qualita' del credito".
Inizia cosi' un documento, di cui MF Dowjones e' entrata in possesso, che e' stato distribuito qualche giorno fa alle filiali di Unicredit per fornire indicazioni generali in merito all'erogazione del credito.
Il faro di Piazza Cordusio e' puntato soprattutto sui nuovi clienti del gruppo che dovessero richiedere finanziamenti. "E' opportuno un periodo di sperimentazione, da valutare di volta in volta prima di impegnarci con operazioni a medio termine, a prescindere dalla presenza di un consorzio di garanzia", chiarisce infatti il documento.
Il giro di vite non risparmia neppure rapporti ormai consolidati con clienti di vecchia data. "Proposte di incremento fido o di nuovo affidamento dovrebbero essere valutate solo per clienti con rating da 1 a 5. L'atteggiamento dovrebbe essere di mantenimento su clienti con rating 6. Le proposte con rating superiore dovranno essere opportunamente valutate", spiega infatti la nota interna, "per valutare se e in che termini la situazione possa evolvere positivamente, considerando che i clienti dovrebbero essere messi a conoscenza che in caso contrario, prima o poi, si arrivera' all'opportunita' di concordare un rientro".
"La clientela che ci richiede fidi o prestiti viene giudicata in base a una scala di rating che va da 1 a 9, dove 1 equivale a rischio insolvenza pari a zero e dove 5 oggi rappresenta un'asticella da non superare", ha chiarito una fonte del gruppo, aggiungendo che "il rating viene fornito in modo automatico da un software a conclusione della pratica. Vengono presi in considerazione sia dati di bilancio sia dell'analisi andamentale, eventuali insoluti e andamento del settore merceologico di appartenenza".
Ad ogni modo, sia che si tratti di vecchi o di nuovi clienti, l'input che arriva in questo momento dalla direzione del gruppo e' che le operazioni di prestito e finanziamento che vengono inoltrate al Polo Crediti (la struttura cui spetta la valutazione di gran parte delle pratiche, mentre la decisione su un numero piu' limitato spetta ai direttori di filiale, ndr) dovrebbero essere "di gran lunga minori in numero di quanto rileviamo invece adesso".
Il documento entra poi nel merito delle operazioni che il gruppo milanese guidato da Federico Ghizzoni e' disposto a sostenere. "Non siamo disponibili a consolidare i debiti dei clienti se non nell'ambito di un piano di ristrutturazione che non preveda altre vie d'uscita. In ogni caso non ci sostituiamo al debito delle altre banche o al leasing, non sosteniamo il contenzioso dei clienti salvo che non si tratti di crediti che abbiamo anticipato noi e per i quali non siano state commesse irregolarita'".
"Non ci interessa finanziare il trading di qualunque natura esso sia, l'immobiliare speculativo, il campo finanziario", prosegue poi il documento, specificando che - nella lista delle societa' che per tipologia di business dovranno essere escluse dai finanziamenti - rientrano "le immobiliari, le holding, le societa' estere e quelle controllate da soggetti esteri per natura fiscale, le finanziarie di qualunque genere, le commerciali che non mostrino elementi strutturali tali da renderle affidabili e - con le dovute eccezioni - le concessionarie auto".
Tempi duri, infine, per chi opera nel settore ello sviluppo immobiliare o in quello del fotovoltaico. Per quanto riguarda il primo, il documento indica infatti che al credito potranno accedere solo "un cliente conosciuto.
Dovra' inoltre portare l'area gia' di proprieta', sul cui valore noi non interverremo.
Il nostro intervento sui costi di costruzione avverra' solo a conguaglio, dopo che il costruttore avra' investito la sua quota, con pagamenti accertati".
Non solo. "Le erogazioni oltre il 30% della nostra quota potranno avvenire solo a presentazione di un 20% di compromessi di vendita". Percentuale che sale al 50% se le erogazioni richieste sono superiori al 70%. Per chi opera invece nel fotovoltaico, addio a operazioni di carattere speculative, che negli ultimi anni - prima della stretta del Conto Energia, erano diventate frequenti anche tra gli operatori di family office.
"E' opportuno limitarci all'intervento a fronte di investimenti di importo limitato e solo per impianti a corredo dell'attivita' industriale del cliente", spiega infatti a chiare lettere il documento. Che esclude "investimenti di natura speculativa da parte di operatori non interessati al settore energetico".
ofb oscar.bodini@mfdowjones.it
domenica 8 gennaio 2012
Finanza contro governo; oligarchia contro democrazia.

Mi aspetto a partire da lunedì 9 gennaio l'emergere di una situazione ancor meno rassicurante sui mercati e per l'economia, prevedo inoltre che a breve il nostro immobiliare venga a subire forti ribassi. Dalla primavera inoltrata-inizio estate 2012 a tutto il 2013, gli immobili anche quelli di tipo residenziale si prevede abbiano a subire un calo anche di oltre il 15-20% , senza escludere un tracollo del 30% ,del loro attuale valore di mercato, soprattutto se alcuni eventi legati alla tenuta dell' euro dovessero presentarsi entro breve termine.
Attenzione anche a ciò che sta succedendo in Ungheria.
Come sempre Tra Verità e Menzogna ...restate "Ad occhi aperti!".
Il vostro
Pinocchio & Giò
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La democrazia comporta la subordinazione delle dinamiche del sistema finanziario al perseguimento dell’equilibrio e della crescita economica, e la tassazione dei profitti da rendita o il mantenimento dei monopoli dei servizi fondamentali nelle mani pubbliche.
Il non tassare o il privatizzare le rendite dei patrimoni le rende “libere” di venire impegnate nelle banche, per essere capitalizzate ancora più attraverso il prestito. Finanziata dalla speculazione sul debito, l’inflazione “asset-price” aumenta la ricchezza dei redditieri mentre indebita il sistema economico in generale. [L’inflazione “ asset-price” è un fenomeno economico che indica un aumento del valore degli asset, rispetto ai beni e servizi comuni. Asset tipici sono gli strumenti finanziari come titoli, azioni, e i loro derivati, beni patrimoniali e capitali.]
L’economia si contrae, precipitando a valore negativo.
Il settore finanziario ha conquistato un’influenza tale da utilizzare queste contingenze come un’opportunità per convincere i governi che l’economia collasserà se non “si salvano le banche”. In pratica questo significa consolidare il controllo delle banche sulla politica, e questo controllo viene esercitato in modo da polarizzare ulteriormente il sistema economico.
Il modello di riferimento è quanto è successo nell’antica Roma, nel passaggio dalla democrazia all’oligarchia. In realtà, dando priorità ai banchieri e lasciando che la pianificazione economica sia dettata dall’Unione Europea, dalla Banca Centrale Europea e dal Fondo Monetario Internazionale si concreta la minaccia di privare lo Stato-nazione del potere di coniare o stampare moneta e di riscuotere le tasse.
Il conflitto che ne risulta sta contrapponendo gli interessi della finanza contro l’autodeterminazione dello Stato nazionale. L’idea di una Banca centrale indipendente come “marchio distintivo di democrazia” è un eufemismo della rinunzia delle decisioni politiche più importanti - la capacità di creare moneta e credito – in favore del settore finanziario.
Invece di affidare le scelte politiche a referendum popolari, oggi la principale causa dell’aumento del debito nazionale deriva dal salvataggio delle banche organizzato dall’Unione Europea e dalla BCE.
I debiti bancari privati, addossati ai bilanci statali dell’ Irlanda e Grecia, sono stati trasformati in tassazioni imposte ai contribuenti. Lo stesso vale per il bilancio degli Stati Uniti a cui sono stati ascritti 13 trilioni di dollari dal settembre 2008 (compresi i 5,3 trilioni di mutui ipotecari tossici dei giganti statunitensi dei mutui ipotecari Fannie Mae e Freddie Mac ascritti al bilancio governativo, e i 2 trilioni di dollari di swap tossici della Federal Reserve).
Tutto ciò è stato dettato dai procuratori del mondo della finanza, definiti eufemisticamente tecnocrati. Designati dai lobbisti creditori, il loro ruolo effettivo è di calcolare quanta disoccupazione e depressione siano necessarie per spremere un attivo di bilancio per pagare i creditori di debiti, ora registrati sui libri contabili dello Stato.
Ciò che rende questo calcolo autolesionista è il fatto che la contrazione economica – deflazione per debiti - rende il gravame del debito ancora più non risarcibile.
Né le banche, né le autorità pubbliche (o, se è per questo, nemmeno accademici di chiara fama) hanno preso in considerazione l’effettiva capacità economica di pagare i debiti, ossia di pagare senza avere una strozzatura dell’economia.
Attraverso i loro mezzi di informazione e i loro centri-studi, hanno convinto le popolazioni che il modo per diventare ricchi più rapidamente fosse quello di prendere in prestito denaro per acquistare immobili, azioni, obbligazioni e titoli di Stato, quando questi aumentavano di prezzo – essendo stati gonfiati dal credito bancario - e di revocare la tassazione progressiva della ricchezza imposta nel secolo scorso.
Per definire la questione in modo diretto, il risultato è sfociato in un sistema economico ciarpame. Lo scopo è quello di invalidare i controlli e i contrappesi pubblici, spostando il potere di pianificazione nelle mani dell’alta finanza, con la convinzione che questo si dimostra più efficiente della regolamentazione pubblica.
La pianificazione e l’imposizione delle tasse da parte dei governi vengono accusate di tracciare “la strada verso la schiavitù”, come se i “liberi mercati” controllati da banchieri, ai quali vengono concessi margini di azione sconsiderata e sprezzante, non fossero impostati su interessi particolari tali da risultare oligarchici e non democratici.
Ai governi si ingiunge di pagare debiti di salvataggio assunti non per difendere i propri paesi in uno stato di guerra come nel passato, ma a beneficio degli strati più ricchi della popolazione che trasferiscono le proprie perdite sui contribuenti.
La mancata considerazione delle richieste degli elettori pone i debiti nazionali risultanti su un terreno instabile politicamente e anche legalmente. I debiti imposti per decreto da governi o da agenzie finanziarie straniere a fronte di una decisa opposizione popolare possono essere solo di dimensioni ridotte, come quelli degli Asburgo e di altri despoti in epoche passate. In mancanza di una convalida popolare, questi debiti possono decadere insieme al regime che li ha contratti.
I nuovi governi dovrebbero agire democraticamente per subordinare il settore bancario e quello finanziario a porsi al servizio dell’economia, e non in modo contrario.
Intanto, dovrebbero imporre il pagamento delle imposte con la reintroduzione della tassazione progressiva dei patrimoni e delle rendite, spostando il carico fiscale sui redditieri ricchi di proprietà. La ri-regolamentazione del settore bancario e lo stabilire un’opzione pubblica per il credito e i servizi bancari potrebbero rinnovare il programma democratico e sociale che sembrava ben avviato un secolo fa.
L’Islanda e l’Argentina sono gli esempi più recenti, ma possiamo guardare indietro alla moratoria sui debiti di guerra interalleati e le riparazioni della Germania nel 1931 (*).
Sussiste un principio fondamentale, tanto matematico, quanto politico: i debiti che non possono essere ripagati, non lo saranno.
(fonte Michael Hudson -estratto da - La schiavitù del debito ha distrutto Roma e ci distruggerà se non ci poniamo fine)
mercoledì 4 gennaio 2012
Anche umiliato, mio padre operaio odorava di dignità
Arriverà anche quel giorno...e quel giorno risplenderà il sole.
Come sempre Tra Verità e Menzogna...restate "Ad occhi aperti!"
Il vostro
Pinocchio & Giò
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dal Blog di Beppe Grillo http://www.beppegrillo.it/2012/01/la_lettera_del/index.html?s=n2012-01-04
- fonte - Luca Mazzucco http://www.libreidee.org
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La lettera del figlio di un operaio
"Ero tornato da poche ore, l’ho visto, per la prima volta, era alto, bello, forte e odorava di olio e lamiera.
Per anni l’ho visto alzarsi alle quattro del mattino, salire sulla sua bicicletta e scomparire nella nebbia di Torino, in direzione della Fabbrica.
L’ho visto addormentarsi sul divano, distrutto da ore di lavoro e alienato dalla produzione di migliaia di pezzi, tutti uguali, imposti dal cottimo.
L’ho visto felice passare il proprio tempo libero con i figli e la moglie.
L’ho visto soffrire, quando mi ha detto che il suo stipendio non gli permetteva di farmi frequentare l’università.
L’ho visto umiliato, quando gli hanno offerto un aumento di 100 lire per ogni ora di lavoro.
L’ho visto distrutto, quando a 53 anni, un manager della Fabbrica gli ha detto che era troppo vecchio per le loro esigenze.
Ho visto manager e industriali chiedere di alzare sempre più l’età lavorativa, ho visto economisti incitare alla globalizzazione del denaro, ma dimenticare la globalizzazione dei diritti, ho visto direttori di giornali affermare che gli operai non esistevano più, ho visto politici chiedere agli operai di fare sacrifici, per il bene del paese, ho visto sindacalisti dire che la modernità richiede di tornare indietro.
Ma mi è mancata l’aria, quando lunedì 26 luglio 2010, su “La Stampa” di Torino, ho letto l’editoriale del Prof. Mario Deaglio. Nell’esposizione del professore, i “diritti dei lavoratori” diventano “componenti non monetarie della retribuzione”, la “difesa del posto di lavoro” doveva essere sostituita da una volatile “garanzia della continuità delle occasioni da lavoro”, ma soprattutto il lavoratore, i cui salari erano ormai ridotti al minimo, non necessitava più del “tempo libero in cui spendere quei salari”, ma doveva solo pensare a soddisfare le maggiori richieste della controparte (teoria ripetuta dal Prof. Deaglio a Radio 24 tra le 17,30 e la 18,00 di martedì 27 luglio 2010)...Pensare che un uomo di cultura, pur con tutte le argomentazioni di cui è capace, arrivi a sostenere che il tempo libero di un operaio non abbia alcun valore, perché non è correlato al denaro, mi ha tolto l’aria. Sono salito sull’auto costruita dagli operai della Mirafiori di Torino. Sono corso a casa dei miei genitori, l’ho visto per l’ennesima volta. Era curvo, la labirintite, causata da milioni di colpi di pressa, lo faceva barcollare, era debole a causa della cardiopatia, era mio padre, operaio al reparto presse, per 35 anni, in cui aveva sacrificato tutto, tranne il tempo libero con la sua famiglia, quello era gratis. Odorava di dignità."

